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olio_oliveBari, 4 feb – Olio di oliva di provenienza estera, duemila tonnellate, lavorato e immesso sul mercato come prodotto italiano. Olive da mensa di qualità mediocre, circa cinque tonnellate, colorate con solfato di rame e clorofilla ramata, vendute come prodotti di eccellenza e con certificazione Igp. Truffe alimentari, dannose per l’immagine del  made in Italy e veri attentati alla salute dei consumatori.

Le indagini condotte dall’Ispettorato repressione frodi, dalla Guardia di Finanza e dal Corpo forestale dello stato, hanno evidenziato una serie di reati che variano dalla frode agroalimentare all’evasione fiscale. L’olio proveniente da Spagna e Grecia veniva raffinato in Puglia e rivenduto come prodotto 100% italiano. La frode avveniva grazie ad artefici documentali: un castello di carte costituito da compravendite fittizie della merce tra aziende calabresi, pugliesi e umbre, queste ultime apparentemente estranee alla manovra e, quindi, parte lesa. Un giro di affari quantificato in circa 13milioni di euro per le ultime due annate di produzione.

La seconda inchiesta riguarda il prodotto primario, le olive. Acquistate dalla Grecia o raccolte negli uliveti delle province di Bari e Foggia, venivano ammassate e stoccate in grandi depositi, a scapito della qualità della merce, soggetta ad alterazioni e fenomeni di fermentazione. Poco male per gli autori della truffa, i quali provvedevano a rianimare le olive con solfato di rame e clorofilla ramata, conosciuta anche come colorante E141. Procedimenti chiaramente vietati tanto dalla legislazione italiana quanto da quella europea. Processi chimici altamente dannosi per l’organismo umano, basti pensare all’alta tossicità del rame assunto per via alimentare.

L’enorme guadagno garantito da questo tipo di raggiri, la facilità di approvvigionamento e le larghe maglie delle normative sull’etichettatura dei prodotti, costituiscono le solide fondamenta sulle quali poggia il sistema delle frodi agroalimentari. Le indagini condotte dalle forze dell’ordine e dagli ispettorati antifrode, per quanto proficue e lodevoli, non riescono a porre un argine a un fenomeno in via di espansione. La vera svolta dovrebbe giungere dall’Ue, attraverso un cambiamento radicale sul controllo della filiera e un sistema di etichettatura estremamente rigido. Purtroppo i segnali provenienti da Bruxelles sono di segno opposto, basti pensare all’ultimo smacco per l’olivicoltura comunitaria, con lo sdoganamento di 75mila tonnellate di olio tunisino per i prossimi due anni. Una vera manna dal cielo per i sofisticatori, una scure per chi produce vero extravergine e vende prodotti di alta qualità.

Francesco Pezzuto

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