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Per risolvere la crisi, torniamo a Keynes

by Claudio Freschi
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Keynes economista

Quando parliamo di politica monetaria, intendiamo solitamente l’insieme degli strumenti e degli interventi adottati da uno Stato per regolare l’ammontare di moneta in circolazione, il credito e la finanza. Lo scopo è quello di raggiungere gli obiettivi di politica economica precedentemente fissati, di cui la politica monetaria è parte integrante insieme alla politica fiscale. Quest’ultima consiste invece nel complesso di decisioni e regole che determinano entità e composizione delle entrate e delle uscite dello Stato, e quindi fondamentalmente il bilancio pubblico di una nazione. Da anni ci si interroga su quale strumento sia più efficace in periodi di crisi e – ahimè – le risposte sono quasi sempre sbagliate, soprattutto nella nostra cara vecchia Europa.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di aprile 2023

Le decisioni di politica monetaria sono prese dalle banche centrali per influenzare il costo e la disponibilità di denaro nell’economia. Come tristemente sappiamo, nel Vecchio continente questo compito viene svolto dalla Banca centrale europea, un organismo sovranazionale che ha privato di qualsiasi potere decisionale gli Stati membri. Le cose non vanno meglio per quanto riguarda la politica fiscale: come abbiamo visto in periodo di pandemia, gli spazi di intervento delle singole nazioni sono stati fortemente limitati dai trattati europei. Ma questo è un discorso sull’autolesionistica perdita di sovranità che ci porterebbe lontano e che affronteremo magari in un’altra occasione.

La lezione di Keynes

In questa sede vorremmo invece parlare di quale aspetto di politica economica sia più utile per affrontare gli inevitabili cicli recessivi. Ancora una volta ci aiuta l’amatissimo – almeno dal sottoscritto – John Maynard Keynes, il quale più volte ha spiegato come la politica monetaria sia meno efficace rispetto alla politica fiscale per stimolare la crescita economica in periodo di crisi. Citando un famoso detto inglese risalente al 1200, you can lead a horse to water, but you can’t make it drink – ovvero per chi ha poca dimestichezza con la lingua d’Albione: «puoi solo portare un cavallo vicino all’acqua, ma non puoi costringerlo a bere» – Keynes spiegava con la consueta arguzia come sia inutile «inondare» il mercato di liquidità, aumentare le riserve bancarie al fine di stimolare il credito, se vi sono aspettative negative sul futuro.

Leggi anche: La finanza al servizio dell’economia: Pound prima di Keynes

Un consumatore non si indebiterà maggiormente se teme di perdere il proprio lavoro e, al contempo, le aziende non aumenteranno il loro ricorso al credito se si aspettano dei cali del proprio fatturato. Se il «cavallo» non ha sete, possiamo anche portarlo davanti a un lago, ma non berrà comunque. Allo stesso modo, in periodi come quello attuale, dove il problema è rappresentato dall’inflazione derivante da una…

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