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Roma, 03 ott – Entra nel vivo la contesa per il Polo strategico nazionale (Psn), ossia l’infrastruttura per la gestione in cloud di dati e applicazioni della Pubblica Amministrazione. La posta in gioco è alta e non mancano i contendenti. Lo scorso 28 settembre la prima cordata, composta da Cdp, Leonardo, Tim e Sogei ha formalizzato la sua proposta. Prima di entrare nel vivo della contesa, dobbiamo capire cosa ha in mente Palazzo Chigi.



Cos’è il Polo strategico nazionale?

Il progetto nasce con il decreto legge n 76 del 16 luglio 2020. Con questo provvedimento la Presidenza del Consiglio dei ministri (attraverso il Dipartimento per la trasformazione digitale) ha posto le basi per la nascita Polo Strategico Nazionale. L’obiettivo è ospitare i dati ed i servizi critici e strategici di tutte le amministrazioni centrali (circa 200), delle Aziende Sanitarie Locali (Asl) e delle principali amministrazioni locali (regioni, città metropolitane, comuni con più di 250 mila abitanti).

L’Infrastruttura, per volere dell’esecutivo, sarà gestita da un operatore economico selezionato attraverso l’avvio di un partenariato pubblico-privato ad iniziativa di un soggetto proponente. A detta del ministro dell’Innovazione Vittorio Colao il processo di trasferimento inizierà dalla fine del 2022 e dovrà concludersi, per almeno il 75% delle amministrazioni, entro il 2025. Siamo, quindi al giro di boa della gara. Vediamo, dunque, chi sono i contendenti partendo da chi (al momento) pare sia il favorito.

La cordata Cdp-Tim-Leonardo-Sogei

Come è stato detto pochi giorni fa il primo consorzio ha messo nero su bianco i dettagli della propria candidatura: “Cassa Depositi e Prestiti (attraverso la controllata Cdp Equity), Leonardo, Sogei e Tim hanno presentato congiuntamente, in qualità di soggetto promotore, al Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale (MITD) una Proposta di partenariato pubblico-privato per la creazione del Polo Strategico Nazionale”, ha spiegato la cordata formalizzando la sua discesa in campo.

Se tutto dovesse andare per il meglio verrà costituita una società così suddivisa: il 25% a Cdp (che svolgerà il compito di “investitore istituzionale”), l’altro 25% andrà a Leonardo (che metterà a disposizione servizi di natura “security”), il 45% sarà in mano a Tim (fornirà servizi di natura infrastrutturale e piattaforme cloud) resta il 10% che sarà di Sogei (partner nel settore dell’Ict pubblico).

La cordata si presenta bene. Inoltre, pare che sia “nelle grazie” del ministro Franco che auspica che il Pns sia gestito da un gruppo misto pubblico-privato (nella suddetta newco il 55% sarebbe in mano a società pubbliche, direttamente o indirettamente controllate dal Tesoro). Ma ci sono anche altri pretendenti.

Gli altri concorrenti

A sfidare la cordata favorita ci sarà sicuramente il tandem Almaviva-Aruba. I cda delle due società hanno già approvato la proposta congiunta per la realizzazione e gestione del Polo strategico nazionale. Gli sfidanti si fanno avanti sottolineando la “disponibilità immediata delle infrastrutture, assieme all’eccellenza tecnologica e alla sostenibilità ambientale, capace di consentire una accelerazione del piano di migrazione, con milestones migliorative rispetto alla pianificazione stessa del PNRR”. Inoltre, tengono a porre l’accento sul fatto che sono “aziende a totale proprietà e guida italiana, connotate dalla riconosciuta solidità economico finanziaria”. Certo ad Almaviva qualcosa possiamo contestare, ma andremmo fuori tema.

Nelle ultime ore però ci sono novità: Maximo Ibarra, nuovo amministratore delegato di Engineering si è detto “pronto a presentare nei prossimi giorni al governo la proposta per il Cloud Nazionale”. Anche l’ex ad di Wind e Sky afferma di poter contare su un consorzio “forte delle competenze derivate dalla lunga ed estesa esperienza sulla digitalizzazione della Pa e del presidio di tutte le tecnologie per la gestione dei dati, anche per il coinvolgimento nelle più importanti iniziative europee di definizione di standard di condivisione come IDSA e Gaia-X”.

Forse nei prossimi mesi verranno fuori altri contendenti. Spetterà al governo scegliere la proposta migliore. Anche perché dopo aver deciso è difficile “tornare indietro”.

La Pa e il ruolo dei privati

Non si tratta, infatti, di una comune gara d’appalto. Intanto cominciamo col dire che per il Polo Strategico Nazionale il PNRR, finanziato con il debito emesso dalla Commissione Ue, prevede circa 2 miliardi nell’ambito della misura che riguarda la digitalizzazione della Pa con investimenti complessivi per 9,8 miliardi. Ovviamente l’interesse delle imprese è quello di avere la fetta più consistente di questa grande torta. Per essere più chiari saranno le pubbliche amministrazioni a garantire i ricavi a chi si aggiudicherà la gara.

E soldi da dove arrivano? Semplice. Si tratta dei due miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Giuseppe Liturri su StartMag spiega che gli enti convolti “avranno 36 mesi, dalla firma della convenzione con il concessionario, per migrare i loro dati per poi restare vincolate per i successivi 10 anni”. È una scommessa difficile. Bisogna scegliere il cavallo giusto. C’è, poi, il nodo delle risorse. “Una volta esauriti i 2 miliardi tra 2022 e 2026/2027- si chiede Liturri- come farà la Pa a pagare altri 2,5 miliardi circa al concessionario fino al 2035? Visto che sarà operante la tagliola della spending review, si taglieranno altre spese?”.

Una domanda legittima che ci fa sperare che siano le partecipate pubbliche a guidare questo processo. Fortunatamente ancora il Tesoro detiene quote importanti in Tim e in Leonardo e poi c’è la Cdp. Si tratta di un asset fondamentale per lo sviluppo della nazione. Dopo i danni provocati dall’attacco hacker alla Regione Lazio chiunque comprende l’importanza di un’infrastruttura su cui “passeranno” i dati sensibili di tutti gli italiani. Si spera che la lezione di Autostrade per l’Italia sia servita a qualcosa.

Salvatore Recupero



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3 Commenti

  1. Se non si “viaggia” sulla logica intranet totale (il che significa soft/hardware in sistema chiuso, sino alla fornitura dei micro client di Stato, alias cellulari, tablet, ecc.), i costi e la sicurezza diventeranno variabili insormontabili. P.es.: quale Spid…, fornisci il cellulare ad uso solo (!) pubblico… Colao meravigliao!
    Sinceri auguri davanti alle nuvole!!

  2. pork….

    da autostrade NON hanno imparato niente?
    MAI dare ai privati infrastrutture VITALI per un paese:
    è troppa la tentazione di lucrarci sopra…
    in questo caso per esempio,vendendo dati PRIVATI che devono restare riservati.

    e poi….
    2,5 miliardi all’anno,per gestire dei data base?
    ma si sono bevuti il cervello?
    siamo in sessanta milioni,nel nostro paese:
    per quanto ci pensi sopra,
    una volta a regime
    non riesco ad immaginarmi come potrebbero spendere più di un decimo di quella cifra,per gestire
    i record di sessanta milioni di persone.

    NO,IL PSN DEVE RIMANERE TOTALMENTE IN MANO ALLO STATO ITALIANO:
    e deve essere blindato contro qualsiasi accesso,ANCHE verso gli stati esteri.

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