Roma, 10 apr – Oggi si svolge il primo turno delle elezioni presidenziali in Francia. Si preannuncia un testa a testa tra Marine Le Pen e Emmanuel Macron. Almeno così dicono i sondaggi. Gli ultimi giorni di campagna elettorale sono stati scossi da un rapporto del Senato transalpino. Secondo quest’ultimo mai come sotto la presidenza di Macron le società di consulenza hanno avuto così tanta influenza sul processo decisionale pubblico. In particolare, tanti sono stati gli incarichi all’americana McKinsey sulla quale è stata aperta un’istruttoria della Procura nazionale delle finanze per evasione fiscale. Andiamo con ordine.

L’affaire McKinsey

Vediamo quali sono i fatti. Lo scorso 17 marzo il Senato francese ha rivelato contenuti di un’inchiesta sulle società di consulenza nelle politiche pubbliche. Probabilmente a causa delle elezioni imminenti e anche della guerra in Ucraina, la notizia all’inizio non ha avuto un gran clamore.

Poi, paradossalmente, il caso è scoppiato dopo l’audizione nella in commissione di alcuni ministri in difesa di Macron. L’intervento ha avuto l’effetto opposto. Infatti, è venuto alla luce il malcostume del governo di utilizzare costosissime società di consulenza private (come McKinsey). Già sotto Sarkozy questa pratica era largamente diffusa. Con l’arrivo di Macron il fenomeno ha però assunto dimensioni senza precedenti. Tra il 2018 e il 2021 l’ammontare della spesa annuale è raddoppiata, raggiungendo quasi il miliardo di euro. McKinsey è sicuramente tra le prime della lista.

Il suddetto rapporto è dettagliatissimo (circa 400 pagine) e analizza per filo e per segno le collaborazioni tra governo e McKinsey negli ultimi anni, denunciando alcune prestazioni dai risultati di dubbia efficacia pagate a caro prezzo dal governo francese. Si legge tra le altre: 3,8 milioni di euro per riformare il metodo di calcolo dell’APL (Aide personalisé pour le logement), 12,3 milioni per la campagna di vaccinazione Covid-19, 496.800 per organizzare un congresso per il ministero dell’educazione, poi annullato a causa della pandemia.

Il gruppo Usa non paga le tasse da dieci anni in Francia

Il gruppo McKinsey ha un brutto rapporto anche con il fisco. A detta della suddetta commissione non paga le tasse da dieci anni in Francia nonostante il suo giro d’affari di 329 milioni di euro. Aggiungiamo anche che Karim Tadjeddine (uno dei direttori associati) è accusato di aver giurato il falso davanti al Senato quando è stato interrogato su questo tema.

 Ma che c’entra in tutto questo l’attuale inquilino dell’Eliseo? Secondo alcuni organi di stampa Macron era legato a Tadjeddine e in generale al suddetto colosso del consulting. Il gruppo McKinsey avrebbe puntato sul giovane politico sin dal 2014.

La difesa di Macron

Macron ovviamente è stato furbo e si è subito dichiarato felice per le indagini in corso. Il presidente dice di essersi sempre impegnato per far pagare le tasse alle multinazionali. Non solo ma a Le Figaro il sette aprile ha dichiarato: “Non è il Presidente della Repubblica che firma i contratti, né dà istruzioni per firmarli. È responsabilità delle amministrazioni, dei ministri, degli operatori”. Un classico esempio di scaricabarile.

Il fatto però che le consulenze sono aumentate in Francia in maniera esponenziale non può essere messo in discussione. Per questo Macron si giustifica dicendo che: “Molti dei problemi che abbiamo oggi richiedono di poter lavorare molto velocemente su situazioni complesse a livello internazionale”. E poi tira in ballo la pandemia: “Non c’era bisogno solo di persone che sapessero amministrare, ma di talenti che capissero cosa stavano facendo i cinesi o gli israeliani”.

Purtroppo, secondo il rapporto della commissione d’inchiesta del Senato, la crisi sanitaria non basta a spiegare l’esplosione della spesa per consulenze. Secondo il calcolo dei parlamentari, solo 41 milioni di euro sono stati spesi per missioni relative alla gestione della crisi sanitaria, ovvero circa il 5% della spesa annua. Inoltre, alcune di queste “missioni” avrebbero potuto essere svolte internamente dall’amministrazione pubblica.

Il problema, però, è politico e non giuridico. Il fatto grave è che la Francia che può contare sull’Ena e su tanti validi funzionari pubblici continui a pagare consulenze milionarie ad aziende straniere. È come sostituire le forze dell’ordine con un’agenzia di contractor. La querelle continua nelle prossime ore vedremo quanto peserà nelle urne.

Salvatore Recupero

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