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Roma, 1 ago – Stando all’ultimo bollettino del Fmi, le previsioni di crescita del Pil italiano per l’anno in corso sembrano lusinghiere. Al netto di future chiusure (che già si preventivano), il Prodotto del 2021 dovrebbe segnare +4,9%. Numeri che non si vedevano dal 1979, quando con un rotondo +6% superammo per l’ultima volta la soglia dei cinque punti percentuali.



Con queste previsioni di crescita l’Italia si collocherebbe di una manciata di decimali (+0,3) al di sopra della media dell’eurozona. Superando persino la Germania, per la quale si prevede un più “magro” +3,6%. Possiamo dunque dire che battiamo Berlino, come annunciato tronfiamente urbi et orbi? Quest’anno forse sì, ma nel complesso la situazione ci parla di un recupero dei livelli pre-pandemia che non arriverà prima del 2023.

I numeri in valore assoluto, anche se non li vediamo su livelli così alti da decenni, ci dicono poco. Occorre sempre, statisticamente parlando, metterli in relazione. In questo caso le percentuali sono anno su anno: il dato del 2021 ci parla quindi delle previsioni di crescita del Pil rispetto al 2020, il 2022 rispetto al precedente e via dicendo. L’elemento-chiave diventa, a questo punto, l’entità del tracollo dell’anno che passerà alla storia come quello del lockdown di massa.

Previsioni di crescita: recupereremo il 2019 solo nel 2023 (gli altri prima)

Parliamo ovviamente del 2020, anno nel corso del quale il nostro prodotto si è contratto dell’8,9%. Percentuali da nazione in guerra e per il cui recupero non basta un rimbalzo, per quanto generoso. Invero potrebbero non bastare neanche due anni di grazia. Ponendo infatti a 100 il Pil a fine 2019, al termine dell’anno successivo questi si collocava a quota 91,1. Se davvero nel 2021 chiudessimo con il lusinghiero +4,9% stimato, salirebbe a 95,6. Le previsioni di crescita per il 2023 ci parlano poi di un +4,2%, che collocherebbe il Prodotto interno lordo a 99,6. Insomma, i livelli del 2019 verrebbero raggiunti (forse) ad inizio 2023.

E gli altri? Prendiamo la Germania, che posto sempre il Pil 2019 a 100, alla fine del 2020 si trovava a 95,2 (calo del 4,8%). Vero che il suo rimbalzo è più contenuto, ma già al termine del 2021 si collocherà più in alto dell’Italia a 98,6. Superando i livelli del 2019 già nel 2022, quando (prendiamo sempre per buone le previsioni di crescita del Fmi) toccherà quota 102,7. Stesso identico discorso per Francia (a fine 2022 sarà a 101,4) e Spagna, che sempre a chiusura del 2022 raggiungerà un tondo 100.

Filippo Burla

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3 Commenti

  1. Dopo una “guerra” i dati dovrebbero prospettarsi meno anelastici. Si conferma anche così che la fuoriuscita del sino-virus è stata gestita malamente da una politica di poco conto. Hanno voglia a imporre solo misure di sostegno-sviluppo omologanti, ripetitive nei modi e nei tempi, senza alcuna nuova idea tesa a distinguersi e differenziarsi! Così fan tutti nel “macello” collettivo…

  2. […] Anche qualora dovessimo collocarci dal lato più ottimista delle previsioni (secondo Confindustria sarà così), infatti, saremo comunque al di sotto di livelli del 2019. Ammesso e non concesso che si prospetti lo scenario migliore e in attesa di stime più precise, la piena ripresa potrebbe essere raggiunta a fine 2022. Forse. E comunque, faremo in ogni caso peggio rispetto al resto d’Europa. […]

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