Atene, 6 apr – La Grecia è salva, la prima casa dei greci non più. Così come gli aeroporti della penisola e tanti altri “collaterali” che Atene nel corso degli ultimi anni ha dovuto dare in pegno. In cambio di un sedicente piano di salvataggio che è riuscito nel mirabolante intento di riuscire a peggiorare una situazione già drammatica.

Prima casa pignorabile

L’ultima notizia in ordine di tempo riguarda la prima casa. Quella che per i greci, dopo il taglio di stipendi o pensioni (per non dire della perdita del lavoro tout court) era, in molti casi, l’unica certezza. Tanto da essere rimasta, in qualche modo, sempre al riparo. Impignorabile, come ultimo baluardo a quel poco che rimaneva in mano agli ellenici dopo il passaggio predatorio della Troika.

Da oggi non sarà più così. Il governo Tsipras ha infatti approvato una serie di riforme fra le quali la modifica delle leggi Chatzidakis e Katseli. Varate all’apice della crisi del debito, queste leggi impedivano la messa all’asta della prima casa di un residente qualora si ritrovasse difficoltà a rimborsare prestiti contratti con le banche. In vigore fino a fine 2018 e temporaneamente rinnovate anche per quest’anno, vengono ora di punto in bianco – e su indicazione diretta dell’Unione Europea – abrogate.

Senza pignoramenti, niente soldi

Da tempo Bruxelles spingeva per rendere pignorabile la prima casa dei greci. Il primo tentativo risale al 2015 ma si era concluso con un nulla di fatto. A questo giro, invece, l’Ue ha avuto la meglio.

Il motivo è presto detto. In ballo ci sono 4,8 miliardi di euro, frutto dei rendimenti dei titoli di Stato greci detenute da Bce e altre banche centrali che dovrebbero, entro il 2022, rientrare nelle casse di Atene. Le obbligazioni sono state acquistate per sostenere il mercato della penisola dalle intemperie finanziarie, ma con la promessa di di stornarne i profitti per farli riaffluire nella patria del sirtaki. Un atto presentato come di “generosità”, ma che in parte compensava il fatto che la Grecia fosse esclusa dal Quantitative Easing. Nessun aiuto in senso stretto quindi, anche perchè il programma internazionale si è ufficialmente concluso ad agosto dell’anno scorso.

La prima tranche, da 970 milioni, è subito stata posta sotto alcune stringenti condizioni: ben 16 le riforme che l’Eurogruppo, l’assise che riunisce i ministri dell’Economia della zona euro, ha chiesto a Tsipras. Il quale si è prontamente adeguato, varandone 13 in prima battuta. Fra esse, tuttavia, non era compresa il superamento della legge Katseli. Da qui la frenata sull’erogazione dei fondi, che si sono però subito sbloccati nel momento in cui è superato lo scoglio del pignoramento della prima casa. Un ricatto in piena regola. Di cui la recente storia della Grecia è ormai zeppa.

Filippo Burla

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3 Commenti

  1. Un’altra Europa con Tsipras. Ve la ricordate questa lista-accozzaglia elettorale della sinistra? ECCO l’altra Europa di Tsipras. Il Vendola ellenico.

  2. Tsipras é il peggior traditore della Grecia dai tempi di Efialte.
    Quando questa oscena UE sarà solo un brutto ricordo spero che possa essere processato per alto tradimento e fucilato alla schiena.

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