Roma, 11 dic – Cala la produzione industriale nel mese di ottobre. Lo rileva l’Istat, che registra un -0,6% (destagionalizzato) rispetto al mese precedente. Non una vera e propria “mazzata”, ma il dato è decisamente lontano dalle previsioni che parlavano di un +0,4%. La ripresa, almeno da questo lato, fatica insomma a farsi sentire. Mettendo un’ulteriore ipoteca sugli annunci roboanti (e quantomai fuori luogo).

Il segno meno, nell’analisi condotta dall’istituto di statistica, la fa da padrone. “L’indice – si legge – cresce su base congiunturale solo per l’energia (+2,3%), mentre diminuisce per i beni intermedi (-0,8%), i beni di consumo (-0,9%) e i beni strumentali (-1,4%)”. Ancora: “I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali maggiori sono la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+20,4%), l’industria del legno, della carta e stampa e le industrie alimentari, bevande e tabacco (+5,6% per entrambi i settori) e la fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (+5,0%). Flessioni tendenziali si registrano nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-13,2%), nelle attività estrattive (-7,5%), nella fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (-4,9%) e nelle altre industrie manifatturiere (-1,9%)”.

La produzione industriale torna a inizio 2020. Il Pil al 2007

Il quadro si fa a tinte meno fosche solo osservandolo in prospettiva. Sui dodici mesi la produzione industriale cresce infatti del 2%, con il valore che si colloca appena al di sopra (+0,7%) di quello registrato a febbraio 2020. Con la pandemia (e soprattutto le chiusure, spesso indiscriminate: i lockdown costano circa mezzo miliardo al giorno) è – statisticamente – come se avessimo vissuto quasi due anni di vera e propria stagnazione. Un altro periodo gettato alle ortiche dopo la doppia recessione: quella legata alla crisi dei mutui subprime e quella conseguente alle manovre di austerità targate governo Monti.

Meglio non andrà a questo giro. Perché è vero che forse chiuderemo il 2021 oltre il +6%, risultato che non si vedeva dagli anni 70. Allo stesso tempo, però, veniamo dalla peggiore recessione mai registrata nella nostra storia recente. La quale a sua volta si innesta sulla frenata del Prodotto interno lordo cui siamo costretti dall’ingresso nella moneta unica. Nella migliore delle ipotesi, a fine anno il nostro Pil recupererà (forse) i livelli del 2007. Dove sarebbe la presunta “ripresa”?

Filippo Burla

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1 commento

  1. La produzione industriale di massa è ormai inutile
    https://www.investing.com/analysis/overcapacity–oversupply-everywhere-massive-deflation-ahead-200521771

    la bufala della crescita infinita pilastro del paradigma capitalista è stata “sbufalata” anche per i boccaloni, chi ha studiato economia politica a quella bufala non ha mai creduto.

    E lo hanno annunciato gli stessi capitalisti
    https://www.investing.com/analysis/overcapacity–oversupply-everywhere-massive-deflation-ahead-200521771

    già dal 2012.

    Bisogna guardare in faccia la realtà per quanto dura sia e sarà ancor più dura per chi non ha mai collegato il cervello ed ha sempre vissuto di emozioni ed illusioni spacciate da interessati capitalisti per arricchirsi di denaro.

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