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Pronti al crac? Deutsche Bank è sul filo del rasoio

by Filippo Burla
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Deutsche BankBerlino, 16 ago – Il grande malato d’Europa peggiora, finendo alle soglie della terapia intensiva. E no, niente Piigs questa volta. Sulla graticola non finisce infatti Mps (che già sta comunque rosolando), né il governo greco o quello spagnolo, ma…Deutsche Bank, alle prese con una crisi che dura da qualche anno e che sta portando quella che era fra le prime banche del continente vicino alla soglia del tracollo finanziario.

Ciò che sorprende è che la bocciatura di Deutsche Bank arriva in casa, non dall’esterno. Se è vero che gli stress test dell’Eba non avevano tracciato un quadro positivo, il Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung (più noto come Zew) delinea una situazione decisamente peggiore. Secondo l’istituto di Mannheim, infatti, in caso di “scenario avverso” la patrimonializzazione Cet1 della banca scenderebbe molto al di sotto dell’8% indicato dall’autorità europea, lontanissimo da qualsiasi soglia minima di sicurezza. Questione di parametri: quelli usati dall’Eba sono più blandi, mentre quelli della Zew si ispirano a quelli utilizzati dalla Fed all’indomani del crac Lehman.

Un solo appunto: Deutsche Bank è deutsche forse solo nel nome, dato che la maggioranza dei principali dirigenti di tedesco hanno poco o nulla. Lo stesso amministratore delegato, chiamato per cercare di far uscire l’istituto dalle secche in cui si era bloccato, è il britannico John Cryan. Parametri e nazionalità a parte, ciò che è conclamato ormai sono le difficoltà della banca, che in caso di recessione – tutt’altro che lontana, viste le pessime performance registrate dai paesi europei negli ultimi trimestri – si troverebbe a dover gestire, sempre secondo Zew, un buco da almeno 19 miliardi di euro. Deficit che ribalta la classifica di pochi giorni fa e proietta Deutsche Bank al primo posto della classifica dei peggiori, facendo perfino scendere dal podio la nostra Mps. Senza poi considerare che il gruppo di Francoforte ha in portafoglio derivati per qualcosa come venti volte il Pil della Germania. E se la nazionalizzazione fosse davvero dietro l’angolo?

Filippo Burla

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