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draghi quantitative easingBruxelles, 12 mar – Il Quantitative easing (o Qe) è il programma di acquisto di titoli da parte della Banca centrale europea per un totale di 1.140 miliardi di euro in tutti i paesi dell’eurozona ad un ritmo di 60 miliardi al mese, dei quali l’80% sarà garantito dalle banche centrali nazionali che effettueranno sui mercati interni gli acquisti per conto della Bce.

Anche se la maggior parte degli acquisti -circa 45 dei 60 miliardi mensili- riguarda i Btp (Buoni del tesoro poliennali) che sono in possesso delle banche c’è una robusta aliquota di Abs – Asset backed securities e di Covered bond.

Quindi nel corso del programma di Quantitative easing la Banca d’Italia acquisterà dalle banche italiane:
130 miliardi di titoli di Stato, garantendone in proprio per 130 miliardi
40 miliardi di Abs e Covered bond, garantendone in proprio, sempre per l’80%, 32 miliardi.

Mentre Btp erano “titoli di Stato” e quindi già garantiti dallo Stato stesso, dunque già a carico dei cittadini nel gran calderone del debito pubblico, completamente diversa è la situazione per gli Abs e i Covered bond, che sono titoli emessi dalle banche e che di colpo diventano garantiti dallo Stato, a dire che diventano “debito pubblico” in carico ai cittadini.

Cosa sono Abs e Covered bond ce lo indica sommariamente un articolo del Corriere della Sera del 10 marzo: “… Abs, cioè di titoli cartolarizzati rappresentativi di prestiti a imprese e famiglie di migliore qualità, e di Covered bond, cioè di obbligazioni bancarie garantite”. Fuori dall’ermetismo del linguaggio finanziario si tratta in entrambi i casi dei famosi derivati, cioè della “finanza tossica”. Nel primo caso, Abs, il rimborso avviene solo a seguito del rimborso dei prestiti che fanno da sottostante, nel secondo caso, Covered bond, il rimborso è in parte garantito dalla stessa banca.

Inutile dire che stiamo parlando di quei titoli finanziari ad alto rischio sia di deprezzamento sia di insolvenza che sono la base dei disastri finanziari degli anni scorsi, e che ora diventano per una quarantina di miliardi garantiti dallo Stato che addirittura se li compra come il più sprovveduto o incosciente investitore. Del tutto ovvio che le banche italiane liberate in questo modo di 40 miliardi di “crediti” del tutto aleatori incassando 40 miliardi di soldi veri emetteranno subito altri 40 miliardi di derivati con la speranza di ripetere il colpo magari fra un anno, ma comunque alimentando da subito tutto il circuito dei dividendi, benefit, stock option, superstipendi e così via.

Ovviamente nessuno garantisce che questa immensa inezione di liquidità del QE vada a beneficio dell’economia reale, perchè le leggi che regolano le banche non sono state cambiate. E’ di ieri un dato Istat a conferma che il credito a famiglie e imprese è ancora diminuito, ma si legge che c’è comunque “la speranza”.

Di sicuro avremo 40 miliardi di euro di debito pubblico in più, e “la speranza” fa parte della paccottiglia che gli esperti finanziari ci propinano ogni giorno.

Ora, non si vuole avversare il Qe di Draghi che ha avuto il benefico effetto del calo del valore dell’euro e favorito la competività dell’intera eurozona, come pure si deve dire che con il Qe per la prima volta la Bce si comporta da “Banca Centrale Europea” prendendo un provvedimento a favore dell’economia reale.

Ma 1) abbiamo dovuto aspettare sette anni di crisi per un provvedimento che la Federal Reserve americana ha preso subito 2) non si sentiva proprio il bisogno di sostenere e alimentare la finanza tossica mettendola a carico dei debiti pubblici nazionali.

E quindi il giustificato sospetto che il Qe non rappresenti una inversione di tendenza nella politica finanziaria della Bce che finalmente si cura dell’economia reale, ma un modo di parare i vari partiti anti euro che stanno crescendo in europa.

Luigi Di Stefano

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