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pompa benzinaRoma, 3 gen – Più della metà di quanto paghiamo per un litro di benzina o di gasolio se ne va fra tasse e accise. Dal balzello per la guerra in Abissinia a quello per l’alluvione di Firenze, dall’acquisto degli autobus ecologici  ai più recenti aumenti dell’Iva, non c’è governo che praticamente non abbia giocato sui carburanti per rimpinguare le casse pubbliche.

“Anomalia italiana”. Così Assopetroli-Assoenergia definisce, nel suo rapporto mensile sulla rilevazione dei prezzi e il differenzale fra Italia ed Europa, la situazione nel nostro paese. Un’anomalia “rappresentata da un carico fiscale eccessivo sui carburanti che è stato in media nel mese di dicembre il 64,45% del prezzo al consumo”. Nello stesso mese, prosegue la nota, “il consumatore italiano ha pagato in media la benzina 25,7 € cent/litro e il gasolio 23,5 € cent/litro, in più che nel resto d’Europa”, con questo divario dovuto non a costi più elevati di raffinazione o di acquisto della materia prima, in quanto “nel solo differenziale il 95,72% per la benzina e il 100,85% per il gasolio sono tasse”.

Tradotto: paghiamo benzina e gasolio come gli altri paesi europei, ciò che ci distanzia è il carico fiscale. Nello specifico, sui 25.7 centesimi di euro in più pagati per ogni litro di verde “ben 24,6 sono dovuti alle maggiori imposte e solo 1,1 ad un maggiore prezzo industriale”. Più paradossale la situazione invece del gasolio, per il quale “ben 23,7 sono dovuti alle maggiori imposte mentre il prezzo industriale è addirittura inferiore di 0,2 cent/litro”, si legge sempre nella nota dell’associazione.

L’attuale governo non sembra per il momento intenzionato a proseguire sulla strada degli aumenti, vista la sterilizzazione della clausola di salvaguardia posta da Letta e che avrebbe comportato il ritocco all’insù dei prezzi alla pompa a partire dal primo gennaio. Ammesso che il rincaro, uscito dalla porta in via per ora solo temporanea, non rientri poi dalla finestra.

Filippo Burla

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