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Roma, 25 ago – Quarantena non più coperta dall’Inps, lavoratori rischiano fino a 1.000 euro in meno sullo stipendio, allarme di imprese e sindacati: “Governo intervenga“. Dopo che l’Inps ha annunciato che non avrebbe più considerato malattia la quarantena per Covid-19, le stime delle associazioni di impresa mostrano un quadro davvero preoccupante per i lavoratori che non possono fare lo smart working. Rischiano un taglio di stipendio notevole (fino a 15 giorni non retribuiti) a meno di una copertura dei costi da parte del datore di lavoro.



Quarantena, l’Inps non la paga più: danni per lavoratori e imprese

In caso di quarantena per un contatto con un positivo o isolamento fiduciario perché positivi, senza la copertura Inps, si può arrivare – è il calcolo di Unimpresa – fino a 1.000 euro per due settimane di assenza. A rischio potrebbero essere già oltre 200mila lavoratori che sono stati in quarantena nei primi sei mesi di quest’anno e per i quali non c’è più la copertura Inps. L’Istituto di previdenza ha pagato la quarantena per tutto il 2020, grazie a uno stanziamento del governo Conte bis di 663,1 milioni. Non può più farlo nel 2021 perché l’indennità da quarantena – stipendio e contributi – non è stata più rifinanziata.

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Un problema molto serio, che riguarda una platea di persone molto ampia, che ha già messo in allarme i sindacati che chiedono “un intervento urgente”. Anche perché il dato dei 200mila è solo una stima, che parte dalla proporzione, osservata nel 2020, di 4,5 lavoratori in quarantena per ogni positivo. Proporzione che ora potrebbe essere applicata alle 45.835 denunce di infortuni da Covid-19 inviate dai datori all’Inail da gennaio a giugno di quest’anno.

Unimpresa: “Lavoratori rischiano fino a 1.000 euro in meno al mese”

Unimpresa denuncia che, se le aziende non copriranno le prestazioni Inps, per i lavoratori in busta paga ci sarà una perdita tra i 600 e i 700 euro, in media, per 10 giorni di assenza. Considerando tre settimane di assenza, invece, cioè il periodo più lungo per l’isolamento fiduciario con scarsi sintomi, che corrispondono a 15 giorni lavorativi, la retribuzione mensile potrebbe calare di 950-1.000 euro. Per le imprese poi il danno sarebbe doppio. Gestire l’assenza di personale in quarantena e, contemporaneamente, accollarsi i soldi mancanti nelle retribuzioni dei dipendenti. Peraltro, secondo quanto chiarito dall’Inps, anche i lavoratori cosiddetti “fragili”, quelli che più di ogni altra categoria avrebbe dovuto essere tutelata e protetta, saranno coperti soltanto fino a giugno 2021. Dopo di che anche loro saranno a carico delle aziende.

“Ministro Orlando intervenga il prima possibile”

Ecco perché Unimpresa chiede al ministro del Lavoro Andra Orlando di “intervenire il prima possibile per dirimere questa situazione e che lo faccia al più presto, possibilmente già prima della scadenza del periodo di paga in corso”. Quello che va scongiurato, commenta il consigliere nazionale di Unimpresa Giovanni Assi, sono le “spiacevoli incomprensioni su chi e se debba pagare lo stipendio in quelle giornate di assenza obbligate oltre che mandare in tilt ancora una volta i professionisti che si troveranno ad elaborare le buste paga con l’ennesimo dilemma”.

“Come può essere mai – si chiede Assi – che un lavoratore sia da una parte obbligato (giustamente) a rimanere a casa per essere stato un contatto stretto al fine di contenere la diffusione del contagio da Covid-19 e dall’altra parte poi non siano previste tutele”. “E quello stesso lavoratore debba correre il rischio di restare privo di retribuzione o di pesare sulle casse della sua impresa che già si vedrà dimezzati con ogni probabilità gli organici?”, conclude.

Le richieste dei sindacati

Dal canto loro, i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil – Rossana Dettori, Angelo Colombini e Ivana Veronese – hanno chiesto a Orlando e al ministro dell’Economia Daniele Franco, con una lettera del 10 agosto scorso, “un intervento normativo urgente” per sanare la situazione delle quarantene. In sostanza, il governo deve rifinanziare l’Inps per la copertura: “Non si può scaricare sui lavoratori il problema”, fanno presente i sindacati.

Ludovica Colli

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