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referendum AlitaliaRoma, 24 – Un’affluenza a valanga, superiore al 95% dei lavoratori aventi diritto. E sempre a valanga è stata la vittoria del “No”: piloti, assistenti di volo e personale di terra di Alitalia – sia delle sezioni di Milano Linate e Milano Malpensa che di Roma Fiumicino – hanno sonoramente bocciato l’accordo sul quale azienda e sindacati avevano trovato la quadra pochi giorni fa.

Tagli, licenziamenti e mancati rinnovi contrattuali, per un totale di quasi 3000 persone a casa: questo la proprietà, italiana e straniera, prometteva in cambio di un piano quinquennale di investimenti per tentare l’ennesimo rilancio dell’ex compagnia di bandiera. Un piano che i dipendenti non hanno giudicato credibile, specie dopo le mirabolanti promesse fatte due anni fa da Etihad all’atto del suo ingresso nell’azionariato. Si parlava di nuovi aerei, nuove rotte a lungo raggio e qualcuno aveva addirittura arrischiato la previsione di un pareggio di bilancio entro il 2017. Così non è stato, nonostante i capitali che evidentemente non basta abbiano la caratteristica del provenire dall’estero per essere qualitativamente migliori per il solo fatto di essere stranieri.

Si tratta di una sconfitta non solo per i soci emiratini, ma anche per i sindacati. Il segretario generale della Cisl Anna Maria Furlan, fra le più attive nel sostenere le ragioni del ‘Sì’, ha fatto un ultimo appello spiegando che “non c’è oggi una alternativa concreta al piano industriale di sviluppo e di ricapitalizzazione su cui si sono impegnati il nuovo management di Alitalia e gli azionisti”. Niente da fare, i lavoratori hanno voltato le spalle anche ai propri rappresentanti: ennesimo atto di una crisi, quella dei sindacati, ormai irreversibile. Come irreversibile sembra ora la strada che porta senza mezzi termini al commissariamento di Alitalia. Senza un intervento del governo, si tratta dell’anticamera della liquidazione: l’esecutivo starebbe seguendo la vicenda, ma nei giorni scorsi l’ipotesi di nazionalizzazione del vettore è stata più volte categoricamente esclusa.

Filippo Burla

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