Roma, 25 dic – Potevano bastare le ulteriori restrizioni che ci costringeranno a sacrificare un altro Natale? Ovviamente non potevano. E non è finita qui. Perché se di austerità (travestita da emergenza) bisogna parlare, allora che lo si faccia fino in fondo. Andando persino a ripescare l’iter di ratifica della riforma del Mes.

Ad annunciarlo, pochi giorni fa, il titolare del ministero dell’Economia Daniele Franco: “Il Governo intende presentare il Ddl di ratifica alle Camere e auspica che il processo di ratifica abbia luogo nei tempi programmati, fermo restando il ruolo importante del Parlamento”, ha spiegato, prevedendo che il “nuovo” Meccanismo europeo di stabilità possa essere operativo già ad inizio 2022. Non sarà probabilmente a gennaio, come sperava Bruxelles, dato che oltre alla nostra mancano ancora le ratifiche di numerose altre nazioni.

Riforma del Mes: si chiude il cerchio sul commissariamento dell’Italia

Che l’ex governatore della Bce si fosse insediato a Palazzo Chigi per svolgere un ingrato compito lo si era già capito. Chi meglio di lui, tra i fatuori nel 2011 del golpe bianco che portò al primo commissariamento di fatto dell’Italia? Il cerchio non si è in realtà mai chiuso del tutto, come ha dimostrato l’esperienza del governo gialloverde. Da qui la necessità di “blindare” il vincolo esterno. Da un lato con il Recovery Fund, dall’altro per l’appunto con la riforma del Mes.

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Tema, quest’ultimo, più che controverso e che era stato alla base della fine dell’alleanza tra Lega e M5S. Rendendo i secondi, peraltro, protagonisti di una clamorosa giravolta politica: il fronte grillino fu infatti quasi del tutto compatto nel votare il sì alla risoluzione licenziata a fine 2020 con la quale si dava mandato all’allora premier Giuseppe Conte di negoziare, in sede di Consiglio europeo, sulle modifiche da apportare al fondo cosiddetto “salva Stati”. Seguì, nel gennaio di quest’anno che va concludendosi, la firma degli ambasciatori al trattato revisionato.

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Adesso manca giusto l’ultimo passaggio. Quello, vale a dire, dell’approvazione definitiva da parte di Camera e Senato. Quasi una formalità, stante la larghissima maggioranza di cui Draghi dispone. Permettendogli di portare a casa il risultato dello svuotamento di quel residuo di sovranità che va perseguendo almeno dagli anni 90.

Filippo Burla

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2 Commenti

  1. Mi ha telefonato un poveraccio che ha mangiato troppo e male per Natale ed è uscito a fare quattro passi a Milano.
    E’ desolato perché doveva andare a cagare ma nessuno gli ha consentito l’ accesso ai propri WC perché sprovvisto dei documenti liberatori ed è finito dietro una siepe di un ristorante tra piccoli spacciatori che lo guardavano in cagnesco! A quando i servizi pubblici,pure a pagamento,stitico sindaco Sala? Si rimpiangono pure i vecchi vespasiani,semiaperti.
    Per questo poveracci e tantissimi altri il Mes è già Mes da un pezzo.

  2. Tira e molla, tira e molla questi non mollano mai nel amministrare bene solo per loro. Bisogna far comprendere che la loro “professionalità” termina lì !! Se non fosse per una certa astuzia tipicamente mediterranea gli italiani sarebbero già come gli svedesi. Belli ché incartati!

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