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Roma, 5 dic – “Sì alla riforma del Mes ma no al suo utilizzo“. Ecco l’ultima trovata propagandistica per lisciare il pelo alle modifiche del fondo cosiddetto “Salva Stati” europeo. Un discreto tentativo per cercare di far passare le novità da introdurre nello statuto del Meccanismo. Quelle approvate lunedì dall’Eurogruppo e che ora saranno sottoposte al vaglio del Consiglio Europeo prima di arrivare alla firma, prevista per l’inizio del prossimo anno. Da lì inizierà la tornata delle ratifiche in capo ai parlamenti nazionali. Un percorso ad ostacoli: serve l’unanimità e non è detto che fra Camera e Senato si riesca a trovare la quadra.



A pesare sono una serie di difficoltà di natura politica. Il M5S non è mai stato spaccato come ora, diviso tra filogovernativi e la fronda che si oppone alla riforma del Mes. Se Lega e Fratelli d’Italia sono ferme sul niet categorico, Forza Italia – a dispetto delle parole di Berlusconi – ha invece una linea più sfumata. Per non dire proprio contraddittoria, addirittura capace di spaccare il (o quel che resta del) partito.

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Con la riforma del Mes è quest’ultimo a entrarci in casa

Ma com’è che si è formata questa strana maggioranza (almeno apparente)? Il motivo è presto detto: l’idea di poter avallare la riforma del Mes considerando allo stesso tempo ipotesi remota quella di dovervi fare ricorso è semplice fantascienza. Nel momento in cui le modifiche al trattato saranno operative, infatti, sarà il Mes stesso ad entrare dalla porta principale. Senza neanche chiedere permesso.

Il motivo è presto detto. Con la pandemia sono state, temporaneamente, allentate le rigide regole di bilancio partorite dall’Ue. Parliamo dei famosi vincoli su deficit e debito sorti in una notte di allucinazione collettiva. Al termine di questo periodo disgraziato, però, ritorneranno. E lo faranno su di un corpo, quello italiano, gravato da ulteriori punti di Pil di debito pubblico. Esclusa la possibilità che la Bce lo cancelli, saremo di nuovo punto e a capo di fronte alle storture comunitarie.

Se la Bce gioca sporco la Troika diventa realtà

La stessa Bce potrebbe, ad un certo punto, tirare il freno a mano. Smettere insomma di fare da banca centrale e tornare a rispondere ad altri tipi di logiche. Come quelle, ad esempio, che la portarono a strozzare la Grecia congelando le linee di liquidità pochi giorni prima del referendum del 2015. O come quelle, mascherate da esigenze tecniche, che causarono la fiammata dello spread a maggio 2018. Causalmente proprio nelle more della formazione del governo gialloroso, che dovette poi fronteggiare un’altra simile vicenda all’epoca del braccio di ferro sul deficit della “manovra del cambiamento”.

Insomma, se l’Eurotower vuole può giocare sporco. Avendolo fatto una, due, tre volte, è lecito pensare che possa ripetersi. Accadrebbe, a quel punto, che l’Italia si troverebbe a dover fronteggiare importanti tensioni sul mercato del debito pubblico. Costringendola a dover ricorrere all’unico strumento che – in assenza di qualsivoglia maggioranza con il coraggio necessario per dire all’eurozona: “grazie e arrivederci” – rimarrebbe disponibile.

Vogliono la ristrutturazione del nostro debito pubblico?

Il problema, a questo punto, è che – come già ampiamente sottolineatola riforma del Mes lo trasforma in qualcosa di ancora più mostruoso rispetto a ciò che abbiamo potuto vedere con la Troika all’opera in Grecia.

Tra le integrazioni al trattato che istituisce il Meccanismo, oltre alla distinzione preventiva fra “buoni” e “cattivi” (indovinate un po’ dove finiremmo…), a farla da padrone è la modifica delle Clausole di azione collettiva, altrimenti note come Cac. Già inserite in tutte le emissioni di titoli del debito pubblico a partire dal 2013, nelle intenzioni vorrebbero regolamentare l’eventualità proprio di una ristrutturazione del debito. Il problema è che, per l’appunto con la riforma del Mes, a partire dal 2022 cambierà la loro logica.

Se oggi, infatti, perché l’emittente (quindi lo Stato italiano) possa modificare i fondamentali (vuoi la durata, vuoi gli interessi, vuoi il capitale rimborsato) di un Btp, è necessario raggiungere un accordo con la maggioranza degli acquirenti di ogni singola emissione (ad oggi queste ultime sono più di 100, quindi servono oltre 100 diverse maggioranze). Da qui a due anni, invece, per ristrutturare tutte le nuove emissioni basterà una maggioranza qualificata calcolata sul totale dei creditori. Per gli amanti della terminologia tecnica: le Cac passano dal sistema “dual limb” al sistema “single limb”.

Perché tutto questo affannarsi in semplificazioni procedurali? Forse con la riforma del Mes preparano il campo secondo i desiderata di qualcuno che ha nel mirino proprio l’Italia? Domande e dubbi che, non più tardi di un anno fa, erano stati sollevati nientemeno che da Ignazio Visco: “I piccoli e incerti benefici di una ristrutturazione del debito devono essere ponderati rispetto all’enorme rischio che il mero annuncio di una sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default“, aveva dichiarato il governatore in audizione al Senato.

Filippo Burla

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3 Commenti

  1. Considerata la cialtronaggine e clamorosa incompetenza dei c.d. economisti sovranisti anti EU, penso che persino la trojka sia preferibile a una guida Salvini-Rinaldi-Borghi-Bagnai, che Dio ci risparmi pure quella sciagura, abbiamo già dato con la parte “gialla” dei populisti-sovranisti, quella verde anche no. Straordinaria anche la vostra ostinazione nell’ideologia antiMES, autorevole quanto è autorevole il vostro guru Tarro in virologia. L’effetto “spirale perversa” dei mercati arriva con l’elezione di Salvini.

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