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Decreto Salva Banche e insider trading. Presidente Renzi nulla da dichiarare?

by Salvatore Recupero
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Bufera-bonus-Irpef-da-80-euro[1]Roma, 26 giu – Settimana da dimenticare per il nostro premier.  Dopo la disfatta al ballottaggio, un’altra tegola è caduta sulla testa di Renzi. Due giorni fa, il Corriere della Sera, ha rivelato che il venti maggio scorso Renzi è stato sentito dalla Procura di Roma, come persona informata sui fatti, sul presunto insider trading intorno alle Banche popolari a ridosso della riforma varata dal governo nel gennaio 2015. A tirare in ballo Palazzo Chigi è stato il finanziere Carlo De Benedetti (tessera numero uno del Pd) in una telefonata intercettata con un intermediario finanziario, relativa proprio all’acquisto di azioni di banche popolari. Per correttezza è bene ricordare che la Procura di Roma ha chiesto al gip di archiviare una parte dell’inchiesta. Anche se alcuni filoni della stessa inchiesta rimangono aperti. Nella nota dei pm della Capitale possiamo leggere che: “Nell’ambito di uno dei procedimenti nati dalle dichiarazioni rese dal presidente della Consob Giuseppe Vegas alla Camera dei deputati in data 11 febbraio 2015, la Procura della Repubblica di Roma ha provveduto nei mesi scorsi ad assumere informazioni tra gli altri dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dall’ingegnere Carlo De Benedetti”.

È bene fare un passo indietro per capire meglio la vicenda. Tutto nasce a seguito delle dichiarazioni di Vegas in Parlamento nel febbraio 2015. Il presidente della Consob parlava di un’anomala dinamica delle quotazioni finanziarie precedenti all’approvazione del decreto del governo per privatizzare le banche popolari. Alcuni investitori, infatti, avevano acquistato una serie di titoli per poi venderli all’indomani del 16 gennaio 2015, giorno dell’approvazione del decreto legge da parte del governo Renzi. Il dubbio, quindi è che sapessero prima di altri le mosse del Governo. Nel gergo borsistico l’insider trading indica qualsiasi soggetto che entra in possesso di informazioni riservate, non conosciute pubblicamente, relative a una società. L’accusa, quindi è che qualche gola profonda abbia informato De Benedetti. Quest’ultimo, per bocca del suo portavoce si difende: “Le discussioni e le indiscrezioni relative a una possibile riforma delle Popolari erano di pubblico dominio già diverso tempo prima dell’approvazione del decreto da parte del governo”. Qualcosa, però, non quadra. Infatti, nel dicembre 2015, Il Giornale aveva riportato il contenuto delle registrazioni della Guardia di Finanza, tra Carlo De Benedetti e la Romed, società finanziaria che all’epoca l’ingegnere presiedeva e di cui è tuttora azionista. “E’ qui che compaiono le telefonate dell’Ingegnere ai suoi uomini, in cui si chiederebbe direttamente di investire in popolari. Il decreto del governo ancora non c’è”. Inoltre, l’ingegnere sostiene di “esser stato informato, tra gli altri, anche da ambienti vicini a Bankitalia”.

Quindi, anche se la Procura di Roma chiude l’indagine, qualche altro interrogativo rimane. Come spiegare l’andamento in borsa dei titoli delle banche popolari che di lì a poco sarebbero cadute in disgrazia? Infatti, nella settimana precedente il decreto, il Banco popolare ha segnato un +21%, Ubi +15%, Popolare dell’Emilia +24%, Popolare di Milano +21% e Popolare dell’Etruria, protagonista in questi giorni del caso titoli tossici, addirittura +65%. Solo dodici mesi dopo le stesse banche subiscono un tracollo pesantissimo. A farne le spese coloro che su quelle banche avevano investito i risparmi di una vita. Tre miliardi e 900 milioni è il controvalore complessivo di titoli azionari e obbligazionari subordinati di Banca Marche, Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara e Carichieti, andati interamente in fumo nel weekend del 21-22 novembre 2015, in seguito ai provvedimenti di risoluzione emanati dal Governo e da Banca d’Italia per salvare la parte buona delle quattro banche dell’Italia centrale da anni in stato di crisi. Ma, la beffa più grande per questi risparmiatori è venuta proprio, dalla Banca d’Italia che dovrebbe vigilare sul sistema creditizio italiano. Il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco qualche giorno fa ha giustificato il lavoro svolto dalle autorità per impedire il crack di CariChieti, Banca Etruria, CariFerrara, Banca Marche. Secondo Visco: “Sono i cittadini che devono essere più informati”. Per usare un linguaggio tecnico: prima di investire dovevano leggere con più attenzione il prospetto informativo.  In vulgaris: cornuti e mazziati.

Salvatore Recupero

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Martino 26 Giugno 2016 - 7:39

Chiediamo a Duarte di darci una mano con questi mariuoli.

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