Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 25 lug – Il 14 luglio la San Marco Industrial di Atessa (in provincia di Chieti) ha annunciato una procedura di licenziamento collettivo. L’azienda abruzzese vuole lasciare a casa 50 lavoratori su 163. Ed è per questo che, venerdì scorso, la Fim ha proclamato lo sciopero. Molti penseranno che non si tratta di grandi numeri. Tuttavia, la notizia conferma la crisi che attraversa l’automotive italiano. Un fenomeno che non può essere sottovalutato.



Ad Atessa si ferma un fornitore di Stellantis

La San Marco Industrial è un’azienda che nasce nel 1962. Si rafforza fino agli anni novanta per poi iniziare una fase discendente che la porterà al fallimento del 2012. Dopo tante traversie viene rilevata nel 2017 dal gruppo veneto Scattolini. I dipendenti furono tutti confermati ma i nuovi acquirenti chiesero (ed ottennero) due anni di cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione. Le vicissitudini societarie non hanno impedito a questa fabbrica di diventare un importante fornitore di Stellantis. Nello stabilimento teatino si realizzano “cassoni” e accessori per i veicoli commerciali come il Ducato, il Doblò e i furgoni di Citroen e Peugeot.

Se oggi dunque si parla di licenziamenti forse la dirigenza teme che il “principale cliente” possa rivolgersi a nuovi fornitori. Anche se a dire il vero l’azienda aveva provato in varie occasioni a sfoltire il personale. Nell’autunno del 2020 venivano dichiarati 90 esuberi su quasi 200 dipendenti. Ed arriviamo così all’annuncio di 10 giorni fa.

La protesta dei lavoratori della San Marco Industrial

I dipendenti sono sul piede di guerra. Andrea Nanni, dirigente della Fim-Cisl, si scaglia contro l’azienda perché ha deciso di dare “avvio ai licenziamenti nonostante la possibilità di altri mesi di cassa straordinaria e di cassa Covid”. La stessa sigla sindacale voleva proclamare uno sciopero nazionale unitario, ma non è stato possibile. Nonostante questo Nanni si ritiene soddisfatto in quanto è riuscito a sensibilizzare l’opinione pubblica. L’obiettivo rimane quello di convincere l’azienda a “ritirare la procedura e a utilizzare gli ammortizzatori sociali che non sono ancora esauriti”. Inoltre non sarebbe male se il gruppo Scattolini riuscisse a “portare nuove lavorazioni come da impegni presi quando l’azienda aveva acquisito lo stabilimento dal fallimento”.

Il caso della San Marco Industrial non è isolato. Ricordiamo il caso della Gianetti e poi quello Gkn. Situazioni diverse che (come è stato ricordato) sono legate da un filo rosso: la totale assenza di una politica industriale nazionale. In special modo per quanto riguarda il settore dell’automotive. La Triplice, però non la pensa così.

Licenziamenti: non basta un “avviso comune”

I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, ci sono rimasti male e vogliono incontrare Mario Draghi “per realizzare una prima verifica sull’applicazione dell’intesa realizzata a Palazzo Chigi lo scorso 29 giugno”. In quell’occasione il Governo aveva raggiunto un “avviso comune” con le parti sociali. Quest’ultime si erano impegnate “a raccomandare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali che la legislazione vigente ed il decreto legge in approvazione prevedono in alternativa alla risoluzione dei rapporti di lavoro”. In pratica, il datore di lavoro dovrebbe poter licenziare solo se finiscono i soldi della cassa integrazione.

Anche se non era un granché, il provvedimento, però, fu salutato con tanta soddisfazione frutto dell’unità sindacale. Dopo un mese però l’avviso comune non è bastato ad evitare oltre mille licenziamenti. Così come il “blocco” non aveva impedito la perdita di quasi 900mila posti di lavoro. Alla luce di questi dati, è chiaro che Draghi a giugno diede un contentino ai sindacati. Quest’ultimi, per salvare la faccia, accettarono lo “sblocco”. Draghi, dunque, non si è convertito sulla via di Damasco, al contrario sta mettendo in pratica ciò che diceva l’anno scorso.

Automotive e la distruzione creatrice

L’ex governatore della Bce, nella sua veste di presidente del Gruppo dei Trenta, auspicava che gli aiuti pubblici non fossero destinati a “settori condannati all’espulsione dal mercato”. Non importa se questa esclusione fosse razionale o meno. È necessario dare solo a chi ha disponibilità di sopravvivere. Il mercato ha sempre ragione.

Tornando alla San Marco Industrial, perché investire su un’azienda di un settore come quello dell’automotive destinato a soccombere? Sarebbero soldi sprecati. La Commissione Ue punta sulle auto elettriche mettendo al bando quelle a combustione interna entro il 2035. Quindi dobbiamo rassegnarci alla teoria della “distruzione creatrice”? No. Il cambiamento può, rectius deve, essere governato e non subito. Non si tratta di casi astratti. Pensiamo all’approccio strategico dell’Eni con la transizione energetica. La tutela dell’ambiente è figlia della modernizzazione, non certo delle isterie dei seguaci di Greta Thunberg.

Salvatore Recupero

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta