Roma, 28 feb – Prima i confinamenti del 2020, poi l’austerità travestita da restrizioni pandemiche. Ora, passata – o meglio: superata, almeno mediaticamente – quella sanitaria, la nuova frontiera è l’emergenza geopolitica. Non cambia l’effetto sulla nostra economia, già disastrata da un decennio abbondante di politiche di austerità condotte per tenere in piedi la baracca della moneta unica. A questo giro il colpo verrà da prezzo dell’energia e sanzioni, un combinato disposto che rischia di spegnere sul nascere ogni velleità di recupero del Pil italiano.

Petrolio e gas si abbattono sull’economia italiana

Partiamo dall’energia. Il prezzo del petrolio, fino a pochi mesi fa sonnacchioso attorno ai 70 dollari al barile, nel corso delle ultime settimane ha iniziato una corsa che l’ha portato ormai stabilmente oltre quota 100. Stesso discorso per quanto riguarda il gas naturale, il cui prezzo di riferimento dopo l’abbandono dei contratti di lungo termine (“ce lo chiedeva l’Europa” perché, per farla semplice, “ce lo chiedeva il mercato”) è quello quotato al Ttf olandese. Bene, sul mercato dei Paesi Bassi l’oro blu anch’esso ha superato più volte i 100€ per MWh. Per confronto: gli scorsi anni, anche nei mesi più freddi, non è mai giunto nemmeno a sfiorare il valore di 30.

Gli effetti, a cascata, saranno devastanti. Già si registrano casi di aziende che spengono i macchinari nelle ore di picco per produrre di notte (quando i prezzi danno un po’ di respiro) o per sospendere direttamente le attività. Si moltiplicano anche le proteste dei camionisti, che lamentano come il costo del pieno sia in certi casi quasi quadruplicato. Oneri extra che si riverseranno, più prima che dopo, a valle. Oltre all’inflazione, già presente, il rischio concreto è quello di dover fare i conti con la carenza dei più svariati beni. Non una vera e propria “carestia”, ma poco ci manca. E ringraziamo che, almeno, per ora, da est il gas continua ad affluire.

Banche ed export: i danni delle sanzioni

Chi riesce, pur tra mille difficoltà e a fronte degli interventi insufficienti da parte del governo, a tenere aperto, dovrà fare i conti con le sanzioni. Le prime sulla linea del fronte sono le banche, a partire da Unicredit e Intesa Sanpaolo (che oggi tracollano a Milano) che sono le più esposte verso la Russia: l’eventualità di escluderla dal sistema Swift costerebbe loro più di 25 miliardi.

A soffrire sarebbero anche le realtà legate ai mercati di Mosca e dintorni, che spaziano dall’alimentare al tessile. Già colpite dalle sanzioni in vigore dal 2014, che hanno portato il nostro export a calare da oltre 14 a circa 8 miliardi di dollari. Valore che, adesso, potrebbe andare quasi totalmente in fumo.

Così si compromette la ripresa del Pil

L’aumento dei prezzi diluisce la crescita del Pil mentre importazioni ed esportazioni sono, rispettivamente, componenti negativa e positiva nella formula del suo calcolo. Se le prime si incrementano e le seconde si riducono, giocoforza l’effetto è (fortemente) al ribasso. Aggiungendo a ciò i citati problemi di produzione che incontrano alcune imprese, il risultato è quello di “un disastro”, come spiega senza mezzi termini il presidente onorario di Unimpresa Paolo Longobardi.

Secondo l’associazione imprenditoriale, il 2022 potrebbe chiudersi con una crescita inferiore di oltre un punto rispetto alle prime previsioni circolate: nello scenario più avverso, con un tasso di inflazione capace di raggiungere il 6%, il Pil “accuserebbe un contraccolpo dell’1,1% fermandosi complessivamente sotto la soglia del 3%”. Significherebbe che nemmeno alla fine di quest’anno raggiungeremmo i livelli pre-pandemia.

Filippo Burla

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3 Commenti

  1. Ma dai!

    Basta essere sempre catastrofici!

    Siamo nella m…a?

    E’ una risorsa!

    Anziché centralone nucleari che richiederanno anni per essere costruite e attive usiamo la m…a!

    Facciamo tanti impianti biogas distribuiti
    https://www.ircispa.com/impianti-biogas-piccola-taglia-75-100-200-300kw/

    così avremo energia elettrica e, copiando dalla Polonia, con tubi isolati interrati acqua calda per il circondario.

    Si creerà lavoro in tutta Italia e i camionisti calabresi non saranno più costretti a stare lontani da casa per costruire la linea alta velocità Bologna-Milano 😀

    Purtroppo siamo governati da ignoranti che preferiscono inviare denaro pubblico a multimnazionali estere per vaccini di dubbia utilità anziché impiegarlo per sviluppare la nazione 🙁

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