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Roma, 9 ott – La prima nota di aggiornamento del Def, altrimenti nota come Nadef, del governo Draghi nasconde una sorpresa. Non l’unica, in realtà, ma forse tra le più clamorose. Tra le pieghe del documento, infatti, spuntano quasi 6 miliardi di tagli alla sanità.



Non è uno scherzo: la sforbiciata è prevista da qui al 2023. Più nel dettaglio, dopo l’incremento di circa 8 miliardi del 2020 e di altri 6 nel 2021, necessari per fronteggiare la pandemia, a partire dall’anno prossimo dobbiamo attenderci una nuova stretta. Rispetto ai 129 miliardi che si prevede di spendere entro il 31 dicembre prossimo, nel 2022 si passerà a 125, per chiudere poi l’anno successivo a 123. Fanno, per l’appunto, 6 miliardi in meno.

Così ricomincia la stagione dei tagli alla sanità

Come se non avessero già inciso sulla carne viva negli scorsi anni, quando tra tagli veri e propri e definanziamenti sono venuti a mancare al nostro Ssn quasi 40 miliardi di euro. Facendoci arrivare del tutto impreparati all’appuntamento con il virus.

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Avrebbe potuto essere l’occasione per farla finita con la stagione dei tagli alla sanità. Magari, confermando gli stanziamenti correnti, per ricostruire dalle fondamenta – a partire dall’aumento della dotazione di risorse, perché il problema prima che organizzativo è spiccatamente di carenza di fondi – un Ssn sempre più in difficoltà. Invece no: “Nel biennio 2022-2023 la spesa sanitaria a legislazione vigente calerà del -2,3 per cento medio annuo per via dei minori oneri connessi alla gestione dell’emergenza epidemiologica”, si legge nella Nadef. Non solo: “A fine periodo, è prevista una crescita limitata, dello 0,7 per cento, ed il ritorno ad un livello del 6,1 per cento del PIL”. Insomma, passata la festa (e le migliaia di morti direttamente imputabili alla chiusura di ospedali e soppressione di posti letto), gabbato lo santo.

Filippo Burla

 



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1 commento

  1. Sono sempre stato favorevole ai tagli nella Sanità speculativa a favore dello sviluppo della prevenzione extra sanitaria, certo è che con i livelli di professionalità evidenziatisi nel ultimo biennio, si rischia di perdere quel poco di buono esistente ancora. Un rebus vero, salvo che il 5% dei medici che cura affinché la natura guarisca resti un dato fisiologico. Stando anche ad altre categorie sembra di sì, ma il perché vero per me assume caratteri misteriosi.

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