Dopo il calo del prezzo del petrolio e il crollo del rublo arriva per la Russia anche il declassamento di S&P. Una decisione da imputare alla ripresa delle ostilità in Ucraina?

Mosca, 27 gen – Russia ancora al centro delle attenzioni finanziarie mondiali con l’agenzia statunitense Standard & Poor’s che ha declassato a livello spazzatura – sotto la soglia dell’investment grade – il debito sovrano abbassandolo da BBB- a BB+.

Si tratta di una decisione già anticipata da indiscrezioni di stampa nelle scorse settimane, che appare molto più impegnativa rispetto a quelle prese da Fitch e Moody’s in quanto vengono considerati improbi gli investimenti in Russia, affibbiando in aggiunta un outlook negativo.

Desta sospetti questa bocciatura perchè comminata in concomitanza con la ripresa delle agitazioni in Ucraina, dove i separatisti filo russi hanno ricominciato a muovere contro l’esercito ucraino. Gli Stati Uniti hanno immediatamente minacciato Mosca di nuove sanzioni e approfittando della debolezza del rublo sui mercati, determinata anche dal crollo del prezzo del petrolio, hanno inferto un altro duro colpo grazie alla attendibilità internazionale goduta da una delle sue tre agenzie di rating.

Gli effetti del giudizio di Standard & Poor’s sono stati rapidi e netti: la Russia diventa l’unico Paese tra quelli appartenenti ai Brics il cui debito sovrano è valutato al di sotto dell’investment grade. Il rublo dopo il lieve rialzo che era seguito all’innalzamento dei tassi messo in campo dalla banca centrale russa, è tornato ai minimi del mese scorso, toccando quota 67 contro il dollaro (67 rubli per 1 dollaro); il costo per assicurare il debito russo contro la possibilità di default diviene, invece, il quinto più elevato al mondo e arriva a 589 punti base, segnando un rialzo di 113 punti.

Al di là della tempistica che fa coincidere il giudizio di S&P con le minacce di nuove sanzioni, la decisione è stata motivata dalla difficoltà che la Russia avrà nel risarcire i debiti contratti con le nazioni estere (sono 100 i miliardi di dollari in scadenza nel 2015). Le sanzioni mantenute in vigore dagli Stati Uniti, unitamente al calo del prezzo del petrolio, stanno, infatti, iniziando a produrre i primi effetti sull’economia reale; ciò fa sì che le entrate statali, in un arco temporale molto breve, inizieranno a diminuire.

La Russia entra così ufficialmente nell’occhio del ciclone della finanza anglosassone. Un meccanismo ben rodato che investe gradualmente tutti i settori economici del paese preso di mira e che nello specifico impediranno a banche e imprese di stato russe di rifinanziarsi sui mercati stranieri dei capitali, dal momento che la retrocessione implicherà un sensibile aumento dei costi di rifinanziamento.

Giuseppe Maneggio

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