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Lo scalo di Venezia – Marco Polo, capofila degli aeroporti veneti

Venezia, 1 apr – Dai sogni di autonomia alle ambizioni politiche nazionali, passando per le prove tecniche di federalismo: la regione del governatore Luca Zaia, se da un lato sta riuscendo ad uscire dalla crisi meglio di altre realtà italiane ed europee, dall’altro rischia invece di risvegliarsi senza più infrastrutture, ormai diventate terreno di scontro fra soggetti che della su Serenissima non hanno nemmeno il nome. Ultimi in ordine di tempo, dopo la cessione dell’autostrada Brescia-Padova agli spagnoli di Abertis e di numerose ex municipalizzate passate sotto il capello del gruppo cooperativo Hera, ora sembra toccare agli aeroporti veneti finire in mani straniere.

“In una regione incapace di pensarsi organismo, noi abbiamo fatto il sistema aeroportuale del Nordest”, spiegava qualche tempo con una punta di orgoglio Enrico Marchi. Marchi è il presidente da quasi un ventennio di Save, la società nata per la gestione dell’aeroporto ‘Marco Polo’ di Venezia, che nel corso del suo mandato è divenuto un hub intercontinentale oltre ad aver assorbito gli scali della zona, da Treviso a Brescia passando per il ‘Catullo’ di Verona. Un’opera lunga e certosina, che ha permesso al Veneto di ottenere un posto in primo piano nel risiko mondiale del trasporto aereo. E che ora, però, rischia di tramutarsi in un incubo.

Perché su Save, terzo polo nazionale con oltre 12 milioni di passeggeri l’anno, hanno puntato – è proprio il caso di dirlo – i propri radar due fondi, il francese Infravia e un altro legato a Deutsche Bank. La cordata franco-tedesca sarebbe sul punto di lanciare un’offerta pubblica sui titoli della società degli aeroporti veneti, lasciando la regione col classico pugno di mosche in mano. E’ vero, Save è già di fatto privatizzata, ma la recisione del cordone ombelicale che la lega al territorio getta un’ombra sul futuro di un colosso che da predatore – è l’unica società italiana a gestire anche uno scalo estero, quello di Bruxelles-Charleroi – diventa preda senza quasi colpo ferire. Ad ammetterlo è Enrico Zanetti, sottosegretario all’Economia originario proprio di Venezia: “Lo dico con amarezza, il nostro credito territoriale da risorsa si è trasformato in zavorra e stavolta non possiamo accusare Roma ladrona o l’Europa tiranna, le responsabilità gravano sull’incapacità manifesta di manager veneti e confindustriali, ci vorrà una generazione capace di rimboccarsi le maniche per sanare questo tracollo. Le prospettive del nostro sistema aeroportuale? Certo chi investe ha interesse a farlo progredire, attenzione però: se produrrà utili a beneficiarne saranno InfraVia e Deutsche Bank, in caso contrario ci ritroveremo a condividerne le criticità“.

Filippo Burla

 

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