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Roma, 24 giu – Tagliare subito le tasse, reddito di cittadinanza e quota 100 un fallimento, fare debito, la pubblica amministrazione continua a pagare in ritardo ed è un dinosauro burocratico. Ecco le indicazioni della Corte dei conti, che fa le pulci (anche) al governo giallofucsia e lancia un allarme: la crisi Covid-19 non deve diventare una crisi del sistema-Paese.

“Pa fa aspettare in media 49 giorni prima di pagare”

La pubblica amministrazione continua a pagare in ritardo, facendo aspettare in media 49 giorni, e il tempo medio di ritardo è pure aumentato. A lanciare l’allarme è il presidente di coordinamento delle sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti, Ermanno Granelli, nel suo intervento alla cerimonia di parificazione del rendiconto dello Stato (esercizio finanziario 2019). “L’amministrazione statale nel suo complesso, nel corso del 2019 – riporta Granelli -, ha trattato poco più di 4 milioni di fatture per un importo complessivo di circa 18 miliardi e ne ha pagate 2,7 milioni corrispondenti all’importo di circa 13 miliardi. L’insieme delle fatture è stato pagato in media in 49 giorni (47 giorni nel 2018)”.

Dunque, il tempo medio di ritardo “si presenta in leggero aumento passando da 9 a 11 giorni e i ritardi si accumulano per le fatture di importo meno elevato. Un peggioramento limitato ma che emerge anche da una riduzione complessiva della capacità di pagamento ridottasi nell’ultimo anno di circa due punti (al 56,8% del 2019)”.

“Ritardi dovuti anche a criticità nelle procedure”

Ma perché la Pa paga in ritardo? Secondo l’esperto della Corte dei conti è pure una questione di processi obsoleti. “Tra le cause – spiega Granelli – attenuato il peso derivante dalla scarsità di risorse pubbliche per i tagli alla spesa, restano le criticità sia di tipo procedurale che di natura contabile, molte delle quali richiederebbero la reingegnerizzazione di alcuni processi e interventi normativi”.

“Taglio tasse non è più rinviabile”

Altro allarme altrettanto grave lanciato dalla magistratura contabile è quello sulla pressione fiscale. “Il taglio delle tasse a dipendenti, pensionati e imprese non è più rinviabile. Il quadro attuale, spiegano, è “particolarmente gravoso”. Proprio per questo la Corte dei conti apre alla possibilità di poter fare più debito, ma “con credibilità”. Giù le tasse quindi, perché “l‘alleggerimento della fiscalità potrebbe evitare, soprattutto in un momento di crisi globale, la costante erosione del potere d’acquisto delle famiglie e un’ulteriore contrazione del mercato interno, che non favorisce il gettito erariale”, spiegano i giudici contabili.

Il fallimento del reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è stato un fallimento. In merito alla misura tanto voluta dai grillini, il procuratore generale Fausta Di Grazia evidenzia che “risultano essere state accolte circa 1 milione di domande, a fronte di quasi 2,4 milioni di richieste, delle quali, secondo elaborazioni di questo Istituto, soltanto il 2% ha poi dato luogo ad un rapporto di lavoro tramite i Centri per l’impiego“. Poi aggiunge che per il reddito di cittadinanza sono stati stanziati 5.728,6 milioni di euro, dei quali ne sono stati impegnati 3.878,7 milioni.

Magistratura contabile boccia anche quota 100

La magistratura contabile boccia anche quota 100 (voluta dalla Lega ai tempi del governo con i 5 Stelle), la misura con cui si può andare in pensione con un’età minima di 62 anni e un’anzianità contributiva non inferiore a 38 anni. Sempre la Di Grazia sottolinea che “i risultati sono stati al di sotto degli obiettivi illustrati nella Relazione tecnica che accompagnava il provvedimento, avente anche finalità di ricambio generazionale della forza lavoro“. Il Procuratore generale spiega che alla data del 31 dicembre 2019 sono state approvate 155.897 richieste di collocamento in quiescenza, pari a circa il 69% delle domande presentate. In particolare, la Di Grazia precisa che “delle istanze accolte circa il 49% riguarda soggetti con oltre 41 anni di contribuzione, a fronte di un’anzianità lavorativa media di 40 anni“.

Sempre più alta l’età media dei dipendenti pubblici

Un dato emerso dalla relazione che fa riflettere, a tal proposito, è anche l’età media sempre più alta dei dipendenti pubblici. “Si continua a registrare un progressivo, ed ormai significativo, incremento dell’età media dei dipendenti pubblici, che risulta superiore a 50 anni. Al riguardo, diviene ormai improcrastinabile la tempestiva conclusione delle procedure concorsuali per il ricambio del personale cessato dal servizio, in modo da colmare alcune delle consistenti lacune che si sono determinate. Nella fase di riavvio delle assunzioni, torna ancora più centrale il tema della valorizzazione delle elevate competenze professionali”. Insomma, serve quel ricambio generazionale di cui si fa sempre un gran parlare (senza passare ai fatti).

Urgente lo sviluppo infrastrutturale del Paese

Più in generale è urgente lo sviluppo infrastrutturale del Paese. “Nell’attuale contesto di emergenza la politica di bilancio è chiamata a giocare un ruolo fondamentale”, avverte il presidente della Corte dei conti Angelo Buscema. In tale ottica, un solido sviluppo infrastrutturale del Paese “non è più procrastinabile” e dall’attuale fase di smartworking (il lavoro da casa) possono derivare delle opportunità, in particolare quella di sviluppare le reti. “A ciò andrebbe affiancata senza indugi una riorganizzazione più efficiente della macchina amministrativa e dei servizi fondamentali da garantire alla cittadinanza“. Insomma la burocrazia della Pa va urgentemente alleggerita.

In conclusione, “è importante” che la crisi derivata dall’epidemia di coronavirus “non diventi crisi del sistema-Paese”, avverte la Corte dei conti.

Adolfo Spezzaferro

3 Commenti

  1. Ma mi spiegate come si possono abbassare le tasse nel momento in cui lo stato ha un forte bisogno di danaro ?

    • Decurtando dove si gestisce malamente, per ignoranza, per speculazioni di vario genere e per ottenere consenso impropriamente e senza etica. Per la storia “recente”, dalle strade costruite per ottenere voti e di fatto vuote (anni ’60/’70), sino alla Sanità che ancora oggi lucra su interventi chirurgici e farmaci anziché sostenere con la Istruzione ed altro… la Prevenzione!! C’è da lavorare se solo si volesse…

  2. Se lo stato non la smette di distribuire sussidi a tutti i fannulloni del reddito di cittadinanza ci troveremo tutti sul lastrico

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