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Roma, 8 mag – Potremmo vivere di solo turismo dall’estero? Assolutamente no, perché nel mondo della globalizzazione l’effetto farfalla – il cui battito d’ali può provocare un uragano dall’altra parte del globo – è sempre dietro l’angolo. Fuor di metafora, la farfalla è il virus di Wuhan e il suo effetto sono i lockdown. I quali non solo impattano sulle economie nazionali e sulla domanda interna, ma anche e soprattutto su quella estera.



Turismo dall’estero: nel 2020 -60%

Può sembrare controintuitivo, ma il turismo degli stranieri è un prodotto d’esportazione. Specie per quanto riguarda la bilancia dei pagamenti: ogni dollaro, yen, rublo (convertito ovviamente in euro) che entra assume segno positivo. Minima spesa e massima resa, verrebbe da dire. Non fosse che nel 2020, con il quasi totale blocco degli arrivi da oltreconfine, abbiamo perso la bellezza di 27 miliardi.

Il calcolo è stato fatto dal centro studi di Unimpresa, che ha messo – su dati di Banca d’Italia e del ministero dell’Economia – a confronto i numeri del 2019 con quelli dell’anno scorso. Se prima della pandemia il fatturato del settore turismo in arrivo dall’estero si attestava a 44 miliardi, nel 2020 si è ridotto a 17. Un calo del 60% anno su anno.

Anche il 2021 compromesso?

A preoccupare non è però solo il passato. Se anche dovessimo riprenderci dal picco (in negativo) dell’annus horribilis, sarà lunga la strada per un recupero verso i valori precedenti.

Le prospettive, anche per il 2021, non sono infatti rosee. “Non sappiamo ancora come funzionerà il pass, non è stato spiegato a fondo come sarà regolata la quarantena, non è chiaro a che ora verrà fissato il coprifuoco“, spiega il vicepresidente di Unimpresa Giuseppe Spadafora. Non si tratta di dettagli, ma di elementi essenziali nella logica di programmazione degli operatori del settore: albergatori, ristoratori, proprietari di bar, gestori di lidi. “L’incertezza del governo ha già comportato una raffica di disdette e una buona parte del fatturato della prossima stagione – conclude – andrà in fumo”.

Filippo Burla

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