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Usura ed estorsione: indagati ex manager Unicredit

by Filippo Burla
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unicredit corporate usuraTorino, 20 mag – Alessandro Profumo e Piergiorgio Peluso, rispettivamente ex amministratore delegato di Unicredit ed ex responsabile del corporate banking (e figlio dell’ex ministro Annamaria Cancellieri) della società, insieme ad altri dirigenti della stessa, sono finiti sotto indagine da parte della procura di Torino. Pesante l’accusa: usura bancaria ed estorsione.

Il caso nasce dalla denuncia di alcuni imprenditori, fra i quali il principale e più noto è Giuliano Besson, ex sciatore piemontese specialista di discesa libera, parte della Valanga Azzurra degli anni settanta. Ritiratosi dall’attività sportiva, Besson diventa imprenditore nel settore sportivo e alberghiero e, nel 1999, sottoscrive alcuni contratti con Unicredit: fidi, mutui, leasing per un totale attorno al mezzo milione di euro. Contestualmente, tuttavia, la banca associa ad ognuno di questi contratti degli strumenti di finanza strutturata, credit default swaps e altri derivati. Se gli affidamenti originari erano a tassi calmierati, ciò era dovuto alla presenza dei derivati che, nel tempo, generano però perdite che aumentano il debito di Besson nei confronti dell’istituto. Sono contratti firmati e sottoscritti, certo. Ma con clausole poco chiare, e soprattutto senza adeguata informativa, come lamentano i legali dell’ex campione di sci.

Il consulente tecnico nominato dalla difesa di Besson ha dimostrato “per alcuni trimestri l’addebito da parte della banca di tassi di interesse superiori al cosiddetto tasso soglia“. Ecco l’usura, aggravata dal fatto che la banca ha preteso garanzie del tutto sproporzionate rispetto all’ammontare concesso in prestito: all’imprenditore – e veniamo all’estorsione – è stato infatti ipotecato, fra 2007 e 2014, un patrimonio di quasi 3 milioni e mezzo di euro . “Sia che si consideri l’importo dei tre decreti ingiuntivi sia che si valuti quello dell’accordo del maggio 2012, sta di fatto che al gruppo Besson deve comunque essere restituita la ragguardevole cifra di euro 604.912,68, oltre quanto già pagato e quanto di fatto venduto per il rientro parziale comunque avvenuto”, spiegano sempre i legali, che nella querela parlano di una speculazione “brutale, divorante e famelica”.

Filippo Burla

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