Roma, 25 ott — Sempre più Vip e personaggi di spicco del panorama internazionale ingolositi dal business della «carne» sintetica che fa da paravento a «rilevanti interessi economici e speculazioni internazionali dirette a sconvolgere il sistema agroalimentare mondiale», e in particolar modo quello europeo. Il tutto, fatto ancora più grave, avviene con l’aiuto della Ue che finanzia detto giro d’affari con risorse pubbliche.



La Ue stanzia fondi pubblici nelle aziende produttrici di carne sintetica

Un atteggiamento «inaccettabile» da parte dell’Unione europea, tuona la Coldiretti. A margine di Tuttofood, la World Food Exibition di Milano, arriva la denuncia dell’associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana, secondo la quale Bruxelles avrebbe stanziato 2 milioni di euro in favore di due aziende olandesi impegnate nella produzione di «carne» in laboratorio da cellule in vitro. Le società in questione sono la Nutreco e la Mosa Meat, nella quale ha investito nientemeno che Leonardo DiCaprio. «Non ha certo bisogno dei soldi dei cittadini europei», ha puntato il dito Coldiretti.

Uno schiaffo alla filiera della 

DiCaprio non è certo il primo personaggio pubblico attratto dal business della carne sintetica: ricordiamo, su tutti il magnate Bill Gates. A pesare sulla gravità della vicenda è il fatto che i fondi stanziati dalla Ue fanno parte «del programma React Eu, che la Commissione aveva avviato per rispondere alla crisi generata dall’emergenza Covid che ha messo in ginocchio il sistema dell’allevamento in Italia e in Europa». Soldi pubblici destinati all’emergenza economica ingenerata dalle restrizioni Covid, utilizzati per finanziare aziende private che producono carne in vitro. Uno schiaffo inaudito alla filiera della carne europea messa in ginocchio dalla crisi.

E intanto si demonizza la carne vera

«Si rischia di sostenere una abile operazione di marketing», insiste Coldiretti che punta a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione, senza peraltro aver effettuato una reale verifica indipendente sull’impatto etico ed ambientale di queste produzioni sulle quali puntano un numero crescente di multinazionali per fare affari». L’associazione stigmatizza la scelta di Bruxelles «di sostenere società che puntano a fare concorrenza sleale sul mercato spacciando per carne prodotti ottenuti dalla moltiplicazione cellulare in laboratorio» che si aggiunge, peraltro, «alla campagna di demonizzazione in atto per la vera carne. Una doppia tenaglia che minaccia di far chiudere le stalle con perdite di posti di lavoro e di produzioni tradizionali la cui distintività è componente strategica del Made in Italy nel mondo».

Il presidente della Coldiretti Ettore Prandini ha poi ricordato l’importanza del «boom nell’allevamento delle razze storiche italiane da carne che, dopo aver rischiato l’estinzione, sono tornate a ripopolare le campagne dagli Appennini alle Alpi». Gli incrementi delle attività di allevamento rivestono «un ruolo fondamentale nel preservare paesaggi, territori, tradizioni e cultura poiché quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado spesso da intere generazioni». Un sistema che l’industria della carne sintetica vorrebbe condannare a morte per puro profitto.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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