Sabato si è svolta una singolare edizione di un Treviso Pride che, lasciando la città veneta, si porta con sè una miriade di polemiche. Prime fra tutte sono quelle di uno scontro tutto interno alla sinistra. Comune di Treviso, consiglieri PD e associazioni Lgbt e ArciGay si sono infatti sfilati dalla manifestazione organizzata da Centri sociali, Non una di Meno e Rete degli Studenti Medi. In una città svuotata dal caldo estivo, ora gli esponenti della sinistra Lgbt rimangono a rinfrescarsi le idee tra le nudità davanti al duomo di Treviso e le imminenti elezioni politiche che vedono il centrosinistra già in svantaggio.

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I partecipanti al Treviso Pride hanno marciato in costumi semi-carnevaleschi intonando lo strano grido “veniamo tuttu”. A detta degli stessi organizzatori, il tuttu con la “u” sarebbe l’unica vocale della lingua italiana libera dai generi antiquati “maschio – femmina”. La questura di Treviso, che ha monitorato il variopinto corteo, ha stimato gli antagonisti in seicento attivisti. Secondo gli organizzatori, invece, avrebbero sfilato nel centro di Treviso almeno duemila persone tra femministe, transgender, gender-fluid, gay e lesbiche, e moltissimi simpatizzanti arcobaleno giunti da tutta Italia.

La libertà dell’anti

Oltre all’uso improprio della lettera “u”, gli slogan lanciati durante il corteo del Treviso Pride sono stati bene o male gli stessi delle manifestazioni gemelle che si stanno tenendo un pò in tutta Italia. “Non faccio l’uomo mi faccio gli uomini”. “Ma quale Stato, ma quale Dio, sul mio corpo decido io”. Diritti, rispetto, parità, libertà, poliamore, antirazzismo, antimachismo, antifascismo, aborto libero, emancipazione femminile e trans, accoglienza e meticciato. Bene o male le stesse argomentazioni della sinistra, più o meno istituzionale. C’è però da dire che, forse a causa delle recenti dimissioni di Mario Draghi e l’avvicinarsi di nuove elezioni, le sigle storiche della sinistra arcobaleno si sono sfilate dalla manifestazione. Così come il Comune stesso ha ritirato il proprio patrocinio e i consiglieri comunali del centrosinistra hanno disdetto la propria partecipazione.

Scontro interno alla sinistra

L’adesione delle associazioni Lgbte e dei partiti istituzionali della sinistra, in un primo momento aderenti al Treviso Pride e, comunque, sempre paladini delle battaglie trans-femministe dai genitori 1 e 2 al ddl Zan, in ultimo è venuta a mancare. Forse anche per questo motivo, in uno scontro puramente interno alle sinistre, il corteo è stato molto provocatorio. Alcune femministe si sono messe addirittura ad urlare slogan volgari e ingiuriosi verso i credenti, mostrando i propri seni sul sagrato del Duomo trevigiano.

Seni al vento sul sagrato del duomo

A tal riguardo, la diocesi di Treviso è intervenuta con un comunicato. “Esprimiamo dispiacere nell’apprendere di gesti, gratuitamente provocatori, messi in atto sabato sul sagrato della chiesa cattedrale, gesti che si commentano da soli”. Identificate dalla Digos, le antagoniste protagoniste dell’imbarazzante spogliarello potrebbero ora essere denunciate per oltraggio al pudore. Come se non bastasse, molto discutere stanno facendo anche le foto di diversi bambini sul carro del Treviso Pride, stretti insieme a uomini, donne e transgender in perizoma e collane di fiori arcobaleno.

Ma i cittadini pensano alla crisi

Il corteo del Treviso Pride, organizzato dal centro sociale Django e aperto da un gruppo di drag queen in tacchi alti e spalle portentose, sta accendendo non poche polemiche, soprattutto tra la cittadinanza trevigiana. L’ostentazione delle nudità, gli abiti in lattice con le parti intime scoperte, la classica oggettistica del piacere con vibratori, strap-on e altri strumenti giudicati depravati, hanno fatto parecchio arrabbiare i trevigiani. I commenti più popolari che, infatti, da sabato imperversano nella città veneta, sono per lo più riferiti allo spettacolo di cattivo gusto andato in scena, nel bel mezzo di una crisi economica che, agli organizzatori del Treviso Pride, non è sembrata interessare.

Andrea Bonazza

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4 Commenti

  1. Ho avuto la fortuna di poter conoscere Treviso e dintorni, è sufficiente guardarla dall’ esterno per comprendere che lì l’ orrido non potrà mai essere di casa!! Tra l’ altro, cittadini non sono stati espropriati del centro come è accaduto altrove facilitando nuove presenze castranti.

  2. Andrea Bonazza è andato al Pride e sembra ci sia rimasto male che nessuno ci abbia provato con lui. Se ti preme tanto la tua fantomatica “crisi economica” scrivi di quella e lascia vivere in pace gli italiani lgbt.

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