Roma, 6 mar – La tragica scomparsa di Davide Astori, il capitano della Fiorentina ha giustamente annacquato per una domenica i pensieri sul calcio e rinviato un pezzo della ventisettesima giornata di campionato. Ma sabato si era giocato e si è assistito ad un piccolo terremoto che ha disarcionato virtualmente il Napoli dalla corsa scudetto e rimesso pesantemente in sella la Juventus: i tre punti presi dai bianconeri all’Olimpico con la Lazio e la sconfitta pesante per 4 a 2 dei campani al San Paolo con la Roma. Sulla carta, il Napoli, già avanti quattro punti sulla Juve per il rinvio della gara di Torino con l’Atalanta avrebbe potuto dare un’alta spallata a Dybala e compagni, impegnati invece in una delicata trasferta contro la qualità della Lazio. Per i napoletani sarebbe stato un match ball esemplare che invece hanno sprecato malamente e maldestramente. Un passo falso che va analizzato e, per una volta, magari andando controcorrente, è giusto muovere delle critiche nette al tecnico Sarri, che qualcuno dipinge come il “Nuovo Guardiola”, per la qualità del gioco e che altri invece ridimensionano per la mancanza di risultati a supportare l’estetica.

Lasciano il tempo che trovano i discorsi sul fatturato e la differenza dello spessore nelle rose a disposizione dei due club, perché in questi anni, società “piccole” come il Siviglia e l’Atletico Madrid per esempio, hanno ottenuto risultati eccezionali in Europa. Sarri invece ha preferito – nell’atteggiamento, nella programmazione e nelle dichiarazioni – uscire in maniera onorevole, ma uscire dall’Europa League per concentrarsi solo sul campionato. Con il Lipsia aveva addirittura perso 3 a 1 al al San Paolo e poi, vinto 2 a 0 in trasferta. Mai, per il momento, scelta è stata più sbagliata. Dopo il facile successo per 5 a 0 sul Cagliari, il Napoli ha fatto default sabato con una Roma sconfitta una settimana prima dal Milan per 2 a 0 all’Olimpico. Siamo convinti che creare e lavorare dentro ad una squadra e intorno ad un ambiente con il solo “obbiettivo scudetto”, sia una scelta psicologicamente sbagliata perché crea una malsana ossessione. Un’ansia da prestazione che, alla lunga, anche inconsapevolmente, porta nella maggioranza dei casi a fare cilecca.

Per un club ed un allenatore che vogliono pensare in grande, non si può giocare ad uscire da una competizione europea che, oltre a portare soldi e prestigio, portata avanti con successo, aiuterebbe l’autostima. Perché vincere aiuta a vincere. Dopo l’eliminazione con il Lipsia, Sarri ha parlato di un ciclo, il suo a Napoli, che sarà ricordato per bellezza e innovazione, al pari di quello dell’Olanda degli anni ’70 che perse una finale di campionato del Mondo nel 1974 contro la Germania. Sarri invece rischia di essere ricordato come il Grande Perdente. E, per chi ha vissuto quel periodo in prima persona da cronista come il sottoscritto, ricorda molto quell’Hector Cuper, allenatore del Valencia prima e dell’Inter poi. Ricordato da tutti come il Grande Perdente per aver lasciato agli altri due finali di Champions quando guidava gli spagnoli ma, soprattutto, per aver gettato via uno scudetto praticamente vinto con l’Inter nella stagione 2001/2002: uscito in semifinale di Coppa Uefa con il Feyenoord e poi, con il vantaggio su Juve e Roma all’ultima giornata, riuscì a perdere in casa della Lazio che non aveva più niente da chiedere al campionato, lasciando il titolo alla Juve.

Quell’Inter, il suo tecnico e tutto l’ambiente, strada facendo si crearono la “maledetta ossessione dello scudetto”, perdendo sempre più punti e lucidità con il passare delle partite. Ma Sarri e tutto l’ambiente napoletano, come avevamo scritto qualche mese fa in questa rubrica, rischiano seriamente di perdere il tricolore anche per un atteggiamento di vittimismo che spesso gli fa vedere complotti in favore della Juve. Dopo aver perso con la Roma sabato, il tecnico in tuta da ginnastica si è lamentato perché per “ben nove volte”, la formazione di Allegri gioca prima del Napoli in calendario. Ma il tecnico toscano non tiene conto, o fa finta di non sapere, che c’è un calendario internazionale e, a volte, sovranazionale, legato anche agli impegni di coppa, che non può essere modificato a piacimento dei club. Inoltre, la Teoria del Complotto crea un alibi alla squadra togliendole il focus necessario. Ma Sarri, che evidentemente, fin qui ha dimostrato di avere certamente qualche lacuna sul piano della comunicazione, ce l’ha anche sul piano della strategia psicologica: subito dopo aver perso con la Roma, nella pancia del San Paolo, ha dichiarato alle tv che “lo scudetto è cosa della Juve, che appartiene alla Juve…”. Ma come? Non aveva fatto capire nelle parole e nei fatti con la scelta di abbandonare l’Europa League che l’unico obbiettivo per il Napoli era lo scudetto? E poi, come reagiranno squadra ed ambiente di fronte ad una dichiarazione così arrendevole?

Paolo Bargiggia

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2 Commenti

  1. ci fa o ci e’? questa la domanda che mi sorge ogni volta si nomina barBigia.
    Forse non sa che a vincere e’ uno solo nelle competizioni e che, molto solitamente, chi ha maggiori disponibilita’ vince. Tutti gli altri non perdono, semplicemente hanno partecipato, piu’ o meno onestamente alla competizione.
    Forse CPI dovrebbe vergognarsi di NON aver vinto le elezioni e di essere perdente?
    All’insulso barBigia piace la polemica, perche’ da visibilita’, piuttosto che fare analisi serie.
    Nel calcio si puo’ perdere. Fa parte del gioco (onesto).
    Indaghi su chi vince sempre e non su chi gioca al calcio e perde tirando 24 volte nello specchio. Capita che chi ti sfida abbia un forte e fortunato portiere e che non si riesva a segnare piu’ gol.
    Le critiche vanno fatte quando non esiste gioco eppure si ‘vince’. Li dovrebbe sorgere qualche dubbio all’attento giornalista, per differenziarlo dal giornalaio in cerca di pettegolezzi…

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