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Roma, 9 lug – Alla fine i 5 Stelle si piegano al premier Mario Draghi: il Cdm approva “all’unanimità” la riforma della giustizia del ministro Marta Cartabia. Sia il presidente del Consiglio che la Guardasigilli esigevano un voto unanime sulla riforma del processo penale, e così è stato. Dopo un boicottaggio iniziale, che ha fatto slittare il Cdm di due ore, i grillini (compresi i contiani, comunque furiosi), che difendevano a oltranza l’obbrobrio di Bonafede sulla prescrizione – il “fine processo mai” – sono scesi a più miti consigli.



Riforma giustizia: scontro sulla prescrizione, poi i 5 Stelle si piegano a Draghi

Lo scontro si è consumato appunto sulla prescrizione, che nella riforma della Cartabia viene reintrodotta – sebbene con un compromesso che va incontro alla posizione oltranzista dei manettari grillini. E quando è circolata la voce che i 5 Stelle – divisi sul da farsi tutto il giorno – avrebbero potuto astenersi in Cdm, Draghi ha fatto sapere che sulle riforme del Pnrr – quelle per prendere i soldi Ue del Recovery fund, insomma – “deve esserci la maggioranza”. Alla fine arriva l’accordo, anche perché Draghi impone un “prendere o lasciare” (come a dire ai grillini che la riforma sarebbe passata anche senza di loro).

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Il compromesso con i 5 Stelle

Stop al decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Ma il timing previsto dalla Cartabia per i successivi gradi di giudizio si allunga per i reati contro la pubblica amministrazione. Dunque anche corruzione e concussione, battaglie della prima ora dei grillini, che incassano il risultato. Per queste fattispecie di reato – è la proposta della Cartabia, accolta dai grillin – i tempi si estendono da 2 a 3 anni in appello e da 1 anno a 18 mesi in Cassazione.

La concessione ai grillini scatena i malumori di Iv e FI. Alla fine nessuna obiezione

Il risultato ottenuto in Cdm comunque scatena i malumori di Italia viva e Forza Italia, che avrebbero espresso “forti perplessità” sulla concessione ai grillini. Ossia l’allungamento dei tempi processuali per i reati contro la Pa, concussione e corruzione in primis. Lo scontro a Palazzo Chigi è durissimo. Fino a che non interviene Draghi: “Mi appello al vostro senso di responsabilità, sono riforme legate al Pnrr, fondamentali per il Paese, e voglio una maggioranza compatta e responsabile”. Sarebbero state queste le parole del premier, secondo quanto riportato dalle agenzie. Parole che hanno permesso di superare l’impasse: nessuna obiezione, riforma approvata all’unanimità.

L’avvertimento del premier: “Nessuno può tenersi le mani libere in Parlamento”

“Lo sforzo della riforma è stato dare un’immagine del processo penale in cui tutti potessero riconoscersi“. Così il ministro della Giustizia – a quanto si apprende da fonti governative – nell’illustrare gli emendamenti al Cdm sulla riforma del processo penale. I 5 Stelle però sono convinti che la battaglia interrotta da Draghi riprenderà in Parlamento. Ecco perché il premier chiarisce fin da subito che “nessuno può tenersi le mani libere in Parlamento“, la riforma va “approvata così com’è”.

Insomma, l’era manettara dei grillini è tramontata (con buona pace di Bonafede). A maggior ragione che il M5S è allo sbando, senza un leader né una posizione netta e condivisa, non soltanto sulla giustizia.

Adolfo Spezzaferro

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