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Roma, 30 mar – Per affrontare l’emergenza coronavirus arrivano 400 milioni per i Comuni: serviranno per distribuire aiuti alimentari a chi ne ha bisogno. L’ordinanza è stata firmata dal capo della Protezione civile Angelo Borrelli. Il testo finale conferma che il contributo per ciascun comune non possa essere inferiore a 600 euro. L’80% del totale, 320 milioni, viene ripartito tra le amministrazioni in base alla popolazione, mentre il 20%, 80 milioni, viene distribuito in base alla differenza tra il reddito pro capite e il reddito medio nazionale. La misura è al centro delle polemiche perché per molti sindaci i fondi stanziati sono insufficienti.

 Buoni spesa per chi ha più bisogno

I Comuni possono distribuire i 400 milioni per l’acquisto di buoni spesa – prevede l’ordinanza che sabato era stata annunciata dal premier Giuseppe Conte – utilizzabili per l’acquisto di generi alimentari o per comprare e distribuire direttamente generi alimentari e prodotti di prima necessità. Nel testo però non viene specificato l’importo dei buoni spesa. Sta all’ufficio dei servizi sociali di ciascun Comune individuare i beneficiari: viene data priorità a chi non sia già destinatario di altro sostegno pubblico (come il reddito di cittadinanza). Mentre per l’acquisto e la distribuzione dei beni ci si può avvalere di enti del terzo settore. Inoltre i Comuni possono destinare all’acquisto di generi alimentari anche i fondi derivanti da eventuali donazioni, che possono confluire su conti correnti bancari appositamente aperti.

L’assessore al Bilancio di Milano: “Beneficio nettamente marginale”

Nel dettaglio, di questi soldi stanziati dal governo, a Roma vanno circa 15 milioni, meno del 4% del totale, a Milano invece 7, 3 milioni, l’1,8% del totale. Una cifra che l’assessore al Bilancio del capoluogo lombardo Roberto Tasca, ha nettamente bocciato: “E’ la stessa cifra che il comune ha raccolto con le donazioni al fondo di mutuo soccorso. Le principali città italiane, soprattutto quelle del Nord e della Lombardia, le più toccate dall’emergenza coronavirus, hanno benefici nettamente marginali rispetto alle altre città. Questo secondo me è assolutamente inconcepibile“.

Pella (Anci): “Serve almeno un miliardo di euro”

Anche Roberto Pella, vicepresidente dell’Anci, ha criticato le misure del governo: “Bene i 400 milioni per la prima fase, ma credo che per dare una risposta più adeguata serva lo stanziamento di almeno un miliardo di euro“. “Bisogna pensare che ogni singolo territorio ha necessità diverse – ha spiegato -, tanto più nel raffronto tra nord e sud, anche se stanno già intervenendo anche le Regioni con risorse aggiuntive. Gli aiuti sui territori per l’emergenza cononavirus funzioneranno meglio nei comuni più piccoli, dove i sindaci e i servizi sociali conoscono bene le necessità dei cittadini”, ha sottolineato Pella. In ogni caso il vicepresidente vicario Anci ha fatto presente che “le famiglie sono molto provate e che il numero delle richieste di aiuto sarà molto alto”.

Adolfo Spezzaferro

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