Roma, 30 dic – Che fine hanno fatto i grillini della prima ora, quelli dell’odio cieco contro la “kasta” e i privilegi della classe politica? La pensano ancora allo stesso modo riguardo a restituzioni dello stipendio e rendicontazioni? Se lo è chiesto il Corriere, che in un articolo dell’edizione odierna ha fatto i conti in tasca ai deputati M5S. E dalla radiografia emerge che in casa 5 Stelle i casi dei deputati con le mani sul portafoglio non sono certo delle sparute eccezioni. Basta consultare il sito tirendiconto.it.



Le anomalie sul sito

Così, se Carla Ruocco denuncia, per quanto riguarda il proprio caso, il mancato aggiornamento del sito, e alcuni sostengono che la restituzione del pattuito stia avvenendo in questi ultimi giorni, stando al sito ci sarebbero tre senatori che non hanno rendicontato nulla nel 2019 e quasi nulla nel 2018: Vittoria Bogo Deledda, Alfonso Ciampolillo e Luigi Di Marzio.

Chi manca all’appello

Sono 14 coloro che non hanno (per ora) restituito un centesimo nel 2019. Si tratta di 11 deputati e 3 senatori. Tra i primi, spuntano i nomi di Acunzo, Aprile, Cappellani, Dieni, Fioramonti, Frate, Galizia, Grande, Lapia, Romano e Vallascas. Tra i senatori, Anastasi, Di Micco e Mario Giarrusso. Nella graduatoria dei morosi vi sono gli eletti pentastellati che hanno rendicontato “a macchie”, di cui mancano all’appello diversi mesi: Rachele Silvestri, Andrea Colletti, Yana Ehm, Paolo Lattanzio, Dalida Nesci, Gianluca Vacca. Ma va detto che i dati sono parziali e in aggiornamento. Solo 39 esponenti grillini – una cifra abbastanza ridicola – sono in regola: il 12 per cento dei parlamentari. 

Come funziona la restituzione

Così è composto lo stipendio di un deputato: 5000 mila nette, 3600 euro per collaboratori ed eventi e 3600 euro per affitti e diaria (decurtati in caso di assenze). Secondo il Movimento, al deputato sono sufficienti 3000 euro per vivere. Il resto deve essere speso oppure restituito. La cifra minima da rendere è di 2000 euro al mese. A questo si aggiunge il versamento di 300 mensili per Rousseau e quello «volontario», a partire da 1500 euro per Italia 5 Stelle. Per chi non paga sono previste maximulte di cui, spiega il Corriere, la legalità è piuttosto dubbia.

E le espulsioni?

Il sistema pentastellato delle espulsioni, se possibile, è ancora più caotico e fumoso. I 3 probiviri del Movimento, che segnalano alacremente tutte le irregolarità, hanno dato segno di vita l’ultima volta a giugno: 109 procedimenti aperti. Un po’ troppo per coloro che si erano prefissati di aprire il parlamento come la ormai proverbiale scatoletta di tonno.

Cristina Gauri

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