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Roma, 2 nov – L’Italia è fondata sul lavoro, non sulla salute. Lo sancisce la Costituzione e nessun premier può modificare le priorità della nostra Carta. E’ il senso dell’attacco a Giuseppe Conte portato da Claudio Borghi della Lega alla Camera dopo l’informativa sul nuovo Dpcm. “Signor presidente lei ha detto che il diritto alla salute è preliminare. Come si permette di fare una scaletta dei valori costituzionali? Se guardiamo gli articoli semmai è al 32 imo posto, il diritto al lavoro invece è al quarto. E l’articolo 1 dice che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, non sui Dpcm. Riportiamo tutto all’ordine costituzionale perché la situazione è grave“, dice il deputato del Carroccio.

“Crisi economica grave, decisione non può essere lasciata a regioni”

L’impostazione scelta dal governo giallofucsia di passare la patata bollente agli amministratori locali è pericolosa. “La decisione – spiega Borghi – non può essere lasciata alle regioni. Perché l’assetto economico è grave e se il governatore non ha in mano le risorse per risarcire lavoratori e imprese come fa a prendere le decisioni? Allora dategli i soldi per i ristori, non è che poi arriva lei come Babbo Natale con i ristori. Anche perché le risorse finora messe in campo, 5 miliardi, sono irrisorie. Non è nemmeno l’inizio di quello che ci vuole per indennizzare la gente”, chiarisce il leghista.

“Forse pensava di farsi fare una statua da eroe…”

Poi ancora un attacco al premier. “Forse pensava di farsi fare una statua da eroe salvatore del Paese e adesso, invece, che le cose non stanno andando come pensava, viene qui a chiedere la collaborazione dell’opposizione”. A sentire Borghi, si potrebbe trovare il modo di far dialogare maggioranza e opposizione, ma solo a certe condizioni. “Il Cts informi in tempo reale le commissioni di Camera e Senato. Poi lei la smette con i Dpcm e ogni settimana si prende una risoluzione in cui la maggioranza vota e l’opposizione magari vota oppure no, e poi lei fa un decreto legge. Questa – fa presente – è la normale procedura costituzionale, non c’è il tavolo o cabina di regia nella Costituzione”. “La smetta con i Dpcm – conclude Borghi – e forse le diamo anche una mano, venga qui ogni settimana e permetta al Parlamento di votare le proprie risoluzioni. Questo significa prendersi la responsabilità politica e, se c’è bisogno faccia i decreti, non i Dpcm. Questa è la normale procedura istituzionale, non c’è bisogno dello stato di emergenza. Si ricordi, infine, che anche il diritto al lavoro è fondamentale”.

Adolfo Spezzaferro

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