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Roma, 26 ago – Il 14 settembre si avvicina ma sul fronte della riapertura della scuola è ancora caos: sono troppi i nodi irrisolti, dai trasporti per gli studenti a cosa fare in caso di contagio in aula, dalla mascherina obbligatoria dai 6 anni in su – fortemente contestata – ai banchi monoposto che saranno consegnati in ritardo. Oggi si terrà un nuovo incontro tra Regioni e governo: sul tavolo appunto le prescrizioni sanitarie e il trasporto pubblico, dopo che ieri sono state fornite dal Mit le prime indicazioni per l’utilizzo degli scuolabus. Oltre ai governatori, parteciperanno anche i ministri dell’Istruzione Lucia Azzolina, della Salute Roberto Speranza, dei Trasporti Paola De Micheli, con il commissario all’emergenza Domenico Arcuri.

Boccia: “Aperture scaglionate, Bolzano parte il 7 settembre”

Intanto la dem Alessia Morani, sottosegretario allo Sviluppo economico, mette le mani avanti: “Ci troviamo di fronte a una pandemia. Anche negli altri Paesi sulla scuola ci sono stati tanti stop e go. Serve un piano serio sulle riaperture. Per quanto riguarda settembre, siamo consapevoli che non tutto sarà a regime, ci vorrà qualche settimana“. Dal canto suo, il ministero per gli Affari regionali Francesco Boccia assicura: ”Non torniamo indietro, le scuole vanno riaperte in sicurezza. I tamponi e i test devono essere fatti e vanno fatti in tempo reale. Se c’è un contagio, si agirà di conseguenza”. Da qui la necessità di una “collaborazione” con le Regioni per cercare di evitare che la riapertura delle scuole venga gestita in modo non uniforme, con ordinanze e misure diverse. Il ministro dem poi conferma che “la Provincia autonomia di Bolzano partirà il 7 settembre. Il 14 parte un gruppo molto importante e alcune Regioni partono dopo le elezioni intorno al 23-24 settembre. Se si vota il 20-21, il tempo della sanificazione e si partirà il 23-24. Mi viene in mente la Puglia, la Sardegna, la Calabria”, spiega Boccia.

Toti: “No alla mascherina durante le lezioni”

I governatori però sono sul piede di guerra, a iniziare dal presidente della Liguria Giovanni Toti, anche lui (come il collega veneto Luca Zaia) contrario all’uso della mascherina durante le lezioni. “Mancano 20 giorni all’inizio della scuola e ancora si naviga nel buio dell’inconcludenza di questo governo, che ha avuto mesi per decidere per poi ritrovarsi all’ultimo senza soluzioni. Risposte chiare e immediate. È quello che le Regioni, compatte come sempre sui temi che riguardano la vita delle persone, chiedono all’esecutivo per la riapertura delle scuole. Le famiglie, il personale scolastico e i nostri bambini e ragazzi meritano di sapere e di riprendere l’anno scolastico”, scrive su Facebook. “Ecco cosa chiederemo domani (oggi, ndr) al governo in un incontro richiesto dai presidenti: i tempi dell’assegnazione del personale aggiuntivo (docenti e Ata) di cui ci è stato assicurato il raddoppio – continua Toti – i tempi di consegna dei banchi monoposto e delle mascherine (che serviranno comunque per le situazioni in movimento degli alunni). Noi diciamo no all’uso della mascherina durante la lezione ma il governo dovrà esprimersi in via definitiva e non l’ha ancora fatto“.

Al via i test sierologici per il personale scolastico

Intanto sono partiti i i test sierologici per il personale della scuola. In Umbria i 1.334 test per il coronavirus hanno evidenziato che 20 persone sono positive: sono momentaneamente in isolamento in attesa del risultato del tampone. Ci sono invece sei casi di positività tra i test effettuati tra il personale scolastico nel Trevigiano, ora richiamato per effettuare il tampone. E a Bergamo sono già oltre 6 mila le persone prenotate per il sierologico in vista della riapertura dei plessi scolastici.

Le amministrazioni locali procedono in ordine sparso

Anche su questo fronte, in assenza di un protocollo unico su come gestire i casi di contagio, le amministrazioni locali procedono in ordine sparso. Il Comune di Roma, per esempio, ha stabilito che la misurazione della temperatura sarà effettuata per alunni, genitori, docenti e tutti gli altri operatori direttamente nei nidi e nelle scuole dell’infanzia. Sempre dalla Capitale purtroppo arriva la notizia che in qualche scuola, nonostante l’arrivo dei banchi, sarà necessario ricorrere comunque alla didattica a distanza. La Campania invece ha deciso di acquistare termoscanner da assegnare agli istituti scolastici. In Sardegna i collegi dei docenti per diversi istituti saranno ancora a distanza, su piattaforme telematiche.

Adolfo Spezzaferro

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