Roma, 28 ago – Carlo Calenda ha da qualche anno assunto una notorietà mediatica molto simile a quelle dei vincitori dei reality show, assediati da gossip e stampa più per le proprie abitudini di vita che per le proprie qualità umane, professionali o, in questo caso, politiche. Il leader di Azione ha prontamente dimostrato il suo amore per il circo mediatico italiano, pronto a criticarne le modalità ed i difetti, restando però ben lontano dal distaccarsene. A furia di intrattenersi ed autocelebrarsi dinanzi alle telecamere, sulle pagine dei giornali e sui social network, provando a evidenziare le proprie capacità e scelte coerenti – a suo dire ben diverse dal resto del panorama istituzionale italiano – è finito intrappolato in un labirinto di frasi fatte, promesse impossibili da mantenere e alleanze a cui sarebbe stato impossibile rinunciare.

Perché Carlo Calenda è tutto un grande bluff

In primis, è necessario annotare come l’ex manager della Ferrari (percorso professionale che non manca quasi mai di ricordare negli studi televisivi) sia capo politico di un micro-partitino accreditato dai sondaggi di non più del 3%. Una cifra piuttosto esigua, che in caso di corsa solitario avrebbe difficilmente concesso a Calenda la certezza di far entrare in Parlamento la propria forza. Non a caso, una percentuale così bassa ha imposto a Calenda di sottoscrivere delle alleanze elettorali, nonostante le sue promesse passate incentrate sulla sua presunta purezza che non gli avrebbe permesso di stringere alcun patto con forze politiche incompatibili con il suo cursus honorum.

La federazione con +Europa, presentata dal leader di Azione come il massimo esempio di buongoverno e alternativa a “populismo e sovranismo”, è implosa non appena giunto il momento della spartizione dei seggi elettorali, dove Emma Bonino ha dimostrato maggior fiuto politico rispetto al suo ex alleato. Infatti, la rottura dell’accordo con il Pd da parte di Azione ha di fatto imposto a Carlo Calenda l’accordo con l’amico-nemico Matteo Renzi, da cui aveva fino a quel momento preso le distanze quotidianamente, arrivando ad affermare quanto il suo modo di fare politica “gli facesse orrore”.

Ad oggi, l’europarlamentare paventa presunta capacità e competenza in campagna elettorale, provando a mostrarsi terzo tra i due schieramenti maggioritari. Una posizione politica impossibile da portare avanti nel post elezioni, come dimostrato dal comportamento di Matteo Renzi. Il senatore fiorentino, più furbo e lucido del suo alleato, ne sta sfruttando la figura e l’impegno senza esporsi in prima persona nella contesa elettorale. In caso di buona riuscita dell’iniziativa politica, sarà pronto ad accreditarsi come kingmaker per la nascita del prossimo governo (sostenendo magari anche un esecutivo di centrodestra). In caso di possibile fallimento, Matteo Renzi non farà altro che fungere da rottamatore del bluff di Calenda, convinto di essere una calamita di voti e competenza, probabilmente destinato a veder tramutare i propri sogni politici in incubi.

Tommaso Alessandro De Filippo

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