Roma, 26 giu – Da 6 anni e 6 mesi a 7 anni e 6 mesi di carcere: sono queste le richieste di condanna del pubblico ministero a carico dei militanti di CasaPound Italia colpevoli di aver difeso, nell’estate del 2015, dei cittadini italiani in quel di Casale San Nicola, periferia romana, che protestavano contro l’apertura dell’ennesimo centro d’accoglienza nella capitale.

Vi furono momenti di tensione quando il presidio, al quale partecipavano anche donne e anziani, si oppose fisicamente al passaggio degli autobus carichi di clandestini. Ne seguì una violenta carica da parte della Polizia, che si concluse con l’arresto immediato di due militanti della tartaruga frecciata.

A due anni dai fatti e nonostante il clamoroso dietrofront con il quale il prefetto Franco Gabrielli decise poi di chiudere la struttura, è arrivata ora la richiesta del sostituto procuratore Eugenio Albamonte, titolare delle indagini, che a due giorni di distanza dalla manifestazione organizzata contro lo Ius Soli gioca la carta dell’azione giudiziaria contro il movimento. Albamonte, esponente dell’ala più a sinistra di magistratura democratica e successore di Piercamillo Davigo (quello del “non esistono innocenti, ma solo colpevoli non ancora scoperti” da far impallidire anche il più forcaiolo dei giornalisti del Fatto Quotidiano) all’Anm, non è nuovo alla vicenda, dato che già chiese ed ottenne le misure cautelari nei confronti dei militanti di CasaPound emesse nei mesi successivi ai fatti, mentre altri esponenti dell’associazione furono assoggettati a Daspo.

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