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brugnaroVenezia, 8 giu –  “Né destra, né sinistra”. Con questo slogan Luigi Brugnaro è riuscito a raccogliere il 28% dei consensi alle elezioni comunali di Venezia del 31 maggio guadagnandosi il ballottaggio con il suo ben più blasonato concorrente del Pd, il senatore Felice Casson che ha totalizzato il 38% dei consensi.



Lega Nord e Fratelli d’Italia, che correvano con due candidati indipendenti, hanno già assicurato il loro sostegno a Brugnaro. Per la prima volta dal dopoguerra, il centrosinistra rischia di perdere la guida del capoluogo veneto.

“Verrà il giorno in cui Ilio sacra cadrà e Priamo e il popolo di Priamo dall’asta gagliarda” – sentenziava Ettore a sua moglie Andromaca, presagendo l’impossibilità della durata eterna di ogni impero. Come quello del centrosinistra che inizia a scricchiolare.

Dapprima la sconfitta del candidato renziano alle primarie, battuto da Felice Casson, schierato ben più a sinistra, poi la pesante eredità della precedente giunta che ha visto l’ex sindaco Orsoni arrestato nell’ambito dello scandalo Mose, una città in preda al degrado, insicura, preda di un turismo pacchiano e disordinato, che ha perso il senso del Bello, piena di mostri edilizi. Questi fattori hanno contribuito all’ascesa di Brugnaro.

Ma oltre alla pars destruens, c’è una pars construens: Brugnaro ha puntato tutto sulla grafica, con il fucsia come colore dominante, e ha speso gran parte della sua campagna elettorale nelle periferie disagiate dell’entroterra veneziano. Ha associato a dichiarazioni populiste (“Se sarò eletto sindaco, non percepirò un euro e destinerò il mio stipendio a un fondo per le famiglie povere”), slogan in dialetto veneziano, lanciando l’hashtag #gheapodemofar, divenuto un vero e proprio tormentone in città.

Brugnaro si distingue poi per lo spirito di grandeur con cui parla di Venezia (“Il porto di Venezia deve primeggiare su quello di Trieste e Venezia deve tornare grande nel mondo, ma possiamo farlo solo se siamo grandi, se siamo potenti”).

Ha radunato nelle sue sedi una gran quantità di giovani, e tra gli eletti in consiglio comunale della sua lista civica c’è Matteo Senno, un giovane studente di giurisprudenza appena ventenne. Le sedi elettorali di Brugnaro non sono le semplici stanze con quattro sedie di plastica e un manifesto, ma punti di ritrovo da cui partono flash mob e biciclettate che terminano con cori da stadio.

Luigi Brugnaro è imprenditore, fondatore dell’agenzia interinale Umana e presidente della Reyer, la squadra di basket locale. È stato presidente di Confindustria Venezia ed è alla sua prima esperienza politica.

Il suo retroterra lo rende un po’ Berlusconi, le sue posizioni forti e volitive un po’ Salvini. E anche se non è un rivoluzionario, questo suo essere al di fuori degli schemi, finora lo ha premiato. Il 14 giugno si vota per il ballottaggio, ma Brugnaro ha già detto che se ne frega di come andrà a finire: lavorerà con qualunque sindaco per il bene della città.

Roberto Guiscardo

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1 commento

  1. APPELLO AL VOTO ALLE PERSONE DI BUONA VOLONTA’ A CHI HA IL CORAGGIO DI AGIRE E NON LAMENTARSI SOLO AI PARTITI PER LA LORO RIFORMA SOSTANZIALE E ALLE FORZE CIVICHE ALTERNATIVE ALLA BANDA DEL BUCO STORICO! PER UN PROCESSO/PROGETTO POLITICO DI VALENZA NAZIONALE
    il cambiamento di governo a Venezia dopo 25 può contenere un ulteriore valore aggiunto che non va sottovalutato e che può dare vita in città ad un vero e proprio laboratorio di politica.
    Un laboratorio che costruisca attraverso l’aggregazione di liste civiche un esempio da perseguire con il primato dei cittadini sui partiti, affinché gli stessi possano riformarsi e mutare in positivo.
    La lista Brugnaro è di fatto il primo partito in città, arricchito del contributo di Venezia Domani e Civica 2015 che dialogano tra loro e con la lista Bellati possono essere protagonisti di una operazione che attraversi gli schieramenti politici e le realtà sociali.
    Questo inedito e variopinto aggregato non dovrà essere, come non lo è uno schieramento quanto un addensatore di contenuti e di riferimenti civili ed ideali per il rinnovamento della città che ha finalmente la possibilità di uscire da un 25ennio buio, illiberale, tronfio e clientelare.
    Rinnovamento della città che va di pari passo ad un rinnovamento fattivo della politica e dei partiti. Unità civile, culturale, politica, storica per un governo alternativo (e non solamente per una alternanza di governo).
    Un’aggregazione che deve suscitare per il 14 giugno, convinzione ed anche entusiasmo, per la sua assoluta novità, in vasti ambienti laici, liberali, cristiani, professionali, imprenditoriali e culturali veneziani.
    Voglio augurarmi con forza che anche “gli indipendenti”, i “lontani dalla politica”, vogliano dare una mano a questa rivoluzione, vogliano scendere in campo nei giorni che ci restano, invitando amici e parenti a scegliere nelle urne il cambiamento.
    Ma occorre fare ora un gesto politico, un atto civico non rinviabile: convincere anche un’altra persona. Uno di quelli che vorrebbe astenersi, uno di quelli che magari è deluso dalla sciagurata gestione del Comune di Venezia, che si trova ora ad affrontare un buco di bilancio di oltre novantamilioni di euro!. Portalo con te al seggio. Chiama un amico, un collega di lavoro, un conoscente, un condomino, un vecchio avversario politico.
    Assieme riprendiamoci la politica, riprendiamoci la fiducia, riprendiamo nelle nostre mani il destino della nostra comunità.
    Io voterò quindi convintamente Brugaro il 14 giugno 2015 con un Governo cittadino che tenga in se Zaccariotto e Bellati!

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