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Roma, 23 mar – Alla fine, il premier Giuseppe Conte, dopo l’annuncio in solitaria sabato in tardissima serata su Facebook, ha firmato il Dpcm, ribattezzato dai media “Chiudi Italia”, che dispone nuove misure restrittive per l’emergenza coronavirus. La validità del decreto del presidente del Consiglio dei ministri e delle ordinanze finora emanate viene uniformata al 3 aprile. Lo stabilisce proprio il Dpcm varato dal governo con le nuove restrizioni. E’ di 80 voci l’elenco delle attività produttive che continueranno a rimanere aperte dopo la nuova stretta per contenere l’epidemia. L’allegato al Dpcm precisa che continueranno a essere consentite anche attività legate alle famiglie, dalle colf e badanti conviventi ai portieri nei condomini. Resteranno in funzione l’intera filiera alimentare per bevande e cibo, quella dei dispositivi medico-sanitari e della farmaceutica e, tra i servizi, quelli dei call center. La lista, inoltre, potrà essere aggiornata con decreto del ministero dello Sviluppo economico, di concerto con quello dell’Economia.

La stretta vale dal 25 marzo al 3 aprile

Le aziende inoltre hanno un po’ di tempo per adeguarsi al nuovo decreto, prima che scattino le nuove restrizioni. Come si legge nel testo, che recepisce le richieste di Confindustria, “le imprese le cui attività sono sospese per effetto del presente decreto completano le attività necessarie alla sospensione entro il 25 marzo 2020, compresa la spedizione della merce in giacenza”. Altra precisazione, le attività che vengono sospese “possono comunque proseguire se organizzate in modalità a distanza o lavoro agile”. Mentre invece, “le imprese le cui attività non sono sospese rispettano i contenuti del protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro sottoscritto il 14 marzo 2020 fra il governo e le parti sociali”. Precisazione importante, viste anche le preoccupazioni scatenate dall’annuncio di Conte senza ancora nulla di scritto e stabilito: secondo il nuovo decreto, le attività professionali non saranno sospese per le prossime due settimane. Nell’elenco compaiono, tra l’altro, le attività legali e contabili oltre a quelle finanziarie e assicurative, ma anche gli studi di architetti e ingegneri. Attiva anche l’intera filiera della stampa, dalla carta al commercio all’ingrosso di libri, riviste e giornali fino ai servizi di informazione e comunicazione.

Ecco le attività che chiudono

Sarà chiusa l’industria del tabacco, le fabbriche che producono autovetture, abbigliamento, computer e mobili. Fermate anche le attività immobiliari, le società di leasing e noleggio, le agenzie di viaggio, i servizi investigativi privati. A queste imprese è però consentito proseguire l’attività in smart working (lavoro da casa). Bloccate le imprese di costruzione. Stop anche per le slot machine ma anche Superenalotto, Superstar, Sivincetutto, Lotto tradizionale e Eurojackpot. Non si potrà giocare neanche online. Sono chiusi gli sportelli dell’Agenzia delle Entrate che ha comunque sospeso il pagamento delle cartelle fino al 31 maggio. Fermati anche i voli privati ad esclusione di quelli per “fondate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute”.

Ecco le attività che restano aperte

Possono invece rimanere aperte le industrie farmaceutiche e alimentari, i servizi postali e le attività di corriere. Attivi anche i servizi di vigilanza privata e quelli connessi ai sistemi di vigilanza, chi effettua attività di pulizia e disinfestazione, i call center, chi si occupa di imballaggio e confezionamento conto terzi, le agenzie di distribuzione di libri, giornali e riviste. Porte aperte per alberghi e residence. In funzione chi si occupa della gestione delle reti fognarie, della raccolta, del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti, del recupero dei materiali. Possono lavorare tutti coloro che si occupano della “installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di installazione, oltre agli ingegneri civili”. I commercianti all’ingrosso di prodotti agricoli e mezzi di trasporto, strumenti e attrezzature ad uso scientifico, articoli antincendio, prodotti petroliferi. Si può andare alla posta e in banca, sono aperte le assicurazioni e le società che si occupano di servizi finanziari. Funzionano i trasporti pubblici: autobus, metropolitane e tutti gli altri servizi per pendolari. Viaggiano treni e aerei sia pur con una riduzione delle corse e delle tratte mentre sono state fermate le crociere. Ridotti al minimo anche i collegamenti tra la Calabria e la Sicilia che passano per lo stretto di Messina, con quattro corse al giorno, e quelli con la Sardegna, con il divieto di imbarco per i pullman.

I negozi aperti e quelli chiusi

Sono aperti gli alimentari, le farmacie e le parafarmacie, i supermercati (compresi quelli nei centri commerciali, che invece sono chiusi) e i mercati rionali che vendono frutta, verdura e altri alimenti. In funzione anche: tabaccai, compresi quelli che vendono sigarette elettroniche, edicole, meccanici, negozi di computer, erboristerie. E ancora: chi vende prodotti per l’igiene personale, prodotti e alimenti per animali da compagnia. Chiusi invece negozi di abbigliamento e gioiellerie. Serrande giù anche per bar e ristoranti, che potranno effettuare consegne a domicilio. Stessa modalità di lavoro per rosticcerie, friggitorie, pizzerie al taglio, gelaterie e pasticcerie. Chiusi i bar “nelle stazioni ferroviarie e lacustri, nonché nelle aree di servizio e rifornimento carburante, con esclusione di quelli situati lungo le autostrade, che possono vendere solo prodotti da asporto da consumarsi al di fuori dei locali”. Aperti i punti di ristoro di aeroporti e ospedali. Non potranno lavorare le concessionarie di auto e moto, i fioristi, le scuole guida. Rimangono chiusi: palestre, piscine e centri benessere, musei, librerie. Nessuna attività anche per parrucchieri, centri di estetica, barbieri. Aperti i benzinai, le lavanderie, i negozi di computer e ferramenta.

La protesta di sindacati e Confindustria

Intanto i sindacati bocciano il decreto che chiude tutte le produzioni ritenute non essenziali. “Riteniamo inadeguato rispetto a questo obiettivo il contenuto del decreto e inaccettabile il metodo a cui si è giunti alla sua definizione”, sostengono in un comunicato unitario Cgil, Cisl e Uil evidenziando che i sindacati “in questa fase difficile del Paese, hanno rappresentato sempre la necessità di mettere al primo posto la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici”. Insomma, “aperto deve restare solo l’essenziale. Il sindacato è pronto alla mobilitazione e anche allo sciopero generale per difendere la salute dei lavoratori“. Anche gli industriali criticano il governo sulle “esigenze prioritarie delle imprese”. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia scrive al premier per chiedere di “consentire la prosecuzione di attività funzionali alla continuità di quelle ritenute essenziali” (con il rischio, però, di dar vita a una catena per cui alla fine non chiude più niente). Segnala inoltre “i necessari provvedimenti per l’operatività della Borsa e del mercato finanziario per evitare impatti negativi sulle società quotate”.

Adolfo Spezzaferro

8 Commenti

  1. Xche’ io rosticceria per asporto senza accumuli di gente devo chiudere e alimentari e supermercati possono vendere prodotti di rosticceria e gastronomia ?

  2. Parliamoci chiaro! Se c’era’ lui col cazzo che l’italia sarebbe stata infettata da un popolo di maiali! E quando ci vuole ci vuole!!! Con a capo una scema come la boldrini e renzi ma cosa cazzo ci si poteva aspettare? Venite o fratelli venite portateci tubercolosi meningite coronavirus e lanima dei migliori mortcci vostri!!! Bastardi! avete rovinato l’italia!

  3. Ma si può scatenare una guerra contro un nemico intangibile ?
    Forse ci voleva un altro approccio.

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