Roma, 25 mar – Il Mes di nuovo proposto all’Italia. Sarebbe meglio dire quasi “imposto”, vista l’insistenza con cui i quadri dirigenti Ue stanno conducendo il “pressing” verso il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, come riportato dall’Ansa.

L’Ue vuole imporre il Mes all’Italia

Il Mes all’Italia a tutti i costi. L’atteggiamento dei vertici Ue di questi giorni è poco equivocabile. “Andare avanti”, tuona il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe, aggiungendo quanto sia necessario procedere “con la piena ratifica del Meccanismo Europeo di Stabilità, per assicurare che il Fondo di risoluzione unico abbia il supporto che è stato già concordato che debba avere”. Poi la gentile “concessione” di presunta sovranità: “Il modo in cui ciò accadrà spetta al Parlamento italiano e, naturalmente, al Governo italiano”. Insomma, fate come diciamo noi, ma siete liberi di farlo come preferite voi. Una bella supercazzola, dottor Donohoe. Ovviamente, la Francia di Emmanuel Macron non vede l’ora, con il presidente che auspica il completamento “nel minore tempo possibile”.

Meloni resiste (temporaneamente). Ma l’orizzonte non è roseo

Da Roma si risponde in vari modi, tutti tendenzialmente scettici. Campeggia un “ci sono strumenti finanziari migliori nell’Unione bancaria”, pronunciato dallo stesso presidente del Consiglio. Meloni ha sempre detto in passato di non aver alcuna intenzione di ratificare il trattato, ma che ora resiste in modo più ambiguo. All’Eurosummit il premier dichiara: “Credo che la materia non vada discussa a monte ma vada discussa a valle e nel contesto nel quale opera”. E vincola tutto a un periodo successivo alla riforma del Patto di Stabilità. La sensazione non è piacevole: da un lato è da valutare positivamente la resistenza al Mes dell’Italia, dall’altro non si può nascondere la preoccupazione per le pressioni costanti e francamente insopportabili di Bruxelles. Ma soprattutto, i timori per una strategia che sembra divenuta più “attendista”. Riforma del Patto di stabilità in cambio del Mes: questo si evince, al momento. Certamente, bisognerà vedere, in caso, come verrà riformato il Patto stesso. Ma la storia dell’Ue non ci insegna ad essere ottimisti.

Stelio Fergola

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