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Roma, 13 ott – Dopo una lunga trattativa nella maggioranza tra rigorosi e rigorosissimi, all’una di questa notte è stato approvato il nuovo decreto del presidente del Consiglio con le restrizioni anti-coronavirus. La stretta del governo giallofucsia arriva sulla base dei nuovi contagi (anche se i casi sintomatici sono pochi e ancora più esigui sono i ricoveri) e per molti versi riporta gli italiani ai tempi del lockdown, quando l’epidemia era nel pieno. Sul fronte della vita sociale sono molti i divieti: feste vietate nei locali e fortemente sconsigliate in casa, cerimonie con massimo 30 invitati, non si potrà sostare di fronte a bar e ristoranti né in gruppo nei parchi o nelle strade. Norme stringenti anche nella vita privata, con la “forte raccomandazione” di portare la mascherina in casa in presenza di non conviventi. Insomma, il premier Giuseppe Conte con il nuovo Dpcm – in vigore per 30 giorni – riduce al minimo la vita sociale e sbarra la strada alla movida a qualsiasi livello. Stop agli sport da contatto e nuove regole per la capienza degli stadi. Divieto per le gite scolastiche e per le attività degli studenti fuori sede. Confermata la possibilità per i governatori di firmare ordinanze più restrittive rispetto alle regole fissate dal governo, ma vige il divieto di ammorbidire le misure in vigore. Il giro di vite ovviamente è stato approvato anche dagli “espertoni” del Comitato tecnico scientifico.

Bar e ristoranti, ecco il coprifuoco

Oltre alla riduzione della quarantena da 14 a 10 giorni e allo stop al doppio tampone negativo per uscire dall’isolamento, e in regime di stato di emergenza sanitario prorogato fino al 31 gennaio 2021, ecco quali sono le nuove misure anti-contagio. Arriva il coprifuoco per bar e ristoranti. Le attività dei servizi di ristorazione sono consentite fino a mezzanotte con servizio al tavolo e fino alle 21 in assenza di servizio al tavolo. Si potrà stare dentro e fuori ma sempre seduti, altrimenti è vietato rimanere oltre le 21. Resta anche consentita la ristorazione con consegna a domicilio nonché la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nei paraggi dopo le 21 e con l’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

Stop agli sport di contatto a carattere amatoriale

Stop agli sport di contatto. “Sono vietate tutte le gare, le competizioni e tutte le attività connesse agli sport di contatto aventi carattere amatoriale”. Secondo gli esperti questo tipo di attività sportiva sarebbero una fonte di contagio visto che il coronavirus si trasmette attraverso i droplet (le goccioline) che aumentano nel momento in cui si fa attività fisica. E dunque stop alle partite di calcetto e simili tra amici. Potranno invece continuare l’attività le palestre e le scuole per i ragazzi purché rispettino i protocolli e le linee guida già approvate.

Allo stadio massimo 1.000 spettatori

Allo stadio è consentita “la presenza di pubblico, con una percentuale massima di riempimento del 15% rispetto alla capienza totale e comunque non oltre il numero massimo di 1.000 spettatori“. Resta il limite di “200 spettatori per manifestazioni sportive in luoghi chiusi, esclusivamente negli impianti sportivi nei quali sia possibile assicurare la prenotazione e assegnazione preventiva del posto a sedere, con adeguati volumi e ricambi d’aria, a condizione che sia comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia frontalmente che lateralmente, con obbligo di misurazione della temperatura all’accesso e l’utilizzo della mascherina”. Insomma, dietrofront rispetto all’aumento della capienza proposto dalle Regioni.

Salta il divieto di feste private

Salta il divieto di feste private e i relativi controlli (che avevano scatenato i mal di pancia di diversi esponenti della maggioranza giallofucsia), visto che sarebbe stato palesemente incostituzionale. Dopo il monito del Colle (nel decreto legge del 7 ottobre non si parla di nuove regole nei luoghi privati), la richiesta del ministro della Salute Roberto Speranza si riduce a una “forte raccomandazione”. “Sono vietate le feste in tutti i luoghi al chiuso e all’aperto”, si legge nel Dpcm. “Quanto alle abitazioni private, è comunque fortemente raccomandato di evitare feste e di ricevere persone non conviventi in numero superiore a 6“. Stesso discorso per la mascherina in casa. “Non riteniamo di introdurre una norma vincolante”, ha spiegato Conte, ma all’articolo 1 del decreto “è fortemente raccomandato l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie anche all’interno delle abitazioni private in presenza di persone non conviventi”.

Adolfo Spezzaferro

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