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Firenze, 8 apr – Il 26 marzo scorso vi abbiamo parlato degli 80mila euro che la Regione Toscana ha pensato “bene” di spendere  per un “consultorio transgenere”. Il 23 marzo la giunta di sinistra guidata dal governatore Enrico Rossi ha infatti deliberato, testualmente, “di dare continuità all’attività svolta dal Consultorio Transgenere in Toscana, volendo potenziare la capacità di risposta del sistema sanitario regionale alle persone e alle famiglie per la disforia di genere”. In piena emergenza sanitaria si tratta di una decisione quantomeno discutibile, eppure la giunta toscana non si è limitata a devolvere questo lauto gruzzolo al consultorio transgender.

Oggi, grazie alla segnalazione di Fabio Barsanti, consigliere comunale di CasaPound a Lucca, scopriamo che la Regione Toscana ha stanziato altri 80mila euro per la rete Ready, acronimo per “Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per Orientamento Sessuale e Identità di Genere”, la quale punta a favorire l’inclusione sociale di cittadini e delle cittadine LGBT. E lo ha fatto con una delibera datata 9 marzo 2020, proprio quando il governo stava decidendo di dichiarare “zona rossa” tutta l’Italia a causa della pandemia. In un momento così delicato, per non dire cruciale a livello sanitario, il Pd in Toscana era concentrato a erogare un finanziamento a una rete Lgbt?

Gli 80mila euro stanziati per la rete Ready

Sembrerebbe proprio di sì. Nella delibera in questione leggiamo allora cosa ha deciso nel dettaglio la Regione guidata da Enrico Rossi. “Di destinare risorse pari ad € 80.000,00 per il finanziamento di un Accordo fra la Regione Toscana e le Amministrazioni Pubbliche della Regione aderenti alla Rete RE.A.DY, in continuità con gli Accordi approvati con le DD.G.R. n. 1100/2015, n. 1038/2017, n. 433/2018 e n. 460/2019 sopra richiamate, finalizzato a promuovere i diritti delle persone LGBTI e la non discriminazione per motivi legati all’orientamento sessuale ed all’identità di genere, rafforzare la collaborazione tra le PP.AA. locali e l’integrazione delle relative politiche a livello regionale”. Decidendo inoltre “di dare atto che la copertura finanziaria dell’importo di € 80.000,00 risulta assicurata dalle risorse stanziate sul capitolo 23188 ‘Interventi di contrasto alle discriminazioni omotransfobiche’ competenza pura, del bilancio di previsione 2020-2022, annualità 2020”. E ancora: “Di individuare i partner toscani aderenti alla Rete RE.A.DY alla data di approvazione della bozza di Accordo con DGR quali soggetti attuatori ai quali conferire le risorse per la realizzazione delle azioni previste nella bozza di Accordo”. Infine “di stabilire che l’assegnazione delle risorse destinate ai soggetti suindicati pari a € 80.000,00 avverrà secondo i seguenti termini: – primo acconto massimo del 30% secondo le modalità che verranno indicate nell’Accordo; – rendicontazione finale annualità 2020 entro il 31/12/2020”.

La denuncia di CasaPound

Non era preferibile bloccare questi fondi e semmai destinarli a un sistema sanitario già messo a duro prova dopo anni di tagli e smembramenti delle strutture ospedaliere? Come fa notare il consigliere di Cpi, Fabio Barsanti, “questa delibera è stata fatta nel giorno in cui il governo stava discutendo di chiudere tutta l’Italia e dopo che due giorni prima era stata decretata la chiusura della Lombardia”. Dunque “erano i giorni in cui soprattutto nelle province di Lucca e Massa Carrara – afferma Barsanti – decine di lombardi si riversarono in Toscana per rifugiarsi nelle loro seconde case al mare”.

Di conseguenza, secondo il consigliere di CasaPound, “è allucinante che la giunta regionale nel giorno di chiusura dell’Italia e anche dopo (il 23 marzo, nel pieno dell’emergenza sanitaria) abbia trovato il tempo da una parte il tempo di stanziare 80mila alla rete Ready e dall’altra di trovare risorse per rifinanziare il consultorio per i transgender invece che congelare questi fondi”. Sulla questione CasaPound Toscana fa sapere che presenterà presto un esposto alla Corte dei Conti.

Alessandro Della Guglia

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