Roma, 27 giu – In tempi di grande, anzi acutissima crisi della sinistra, in molti si stanno mettendo alla ricerca di nuove idee per poter ripartire. Il problema però, nel caso del progressismo catacombale, è che il farmaco finisce per essere ancora più dannoso della malattia. Leggere per credere il roboante proclama di Carlo Calenda: «Va preparata per settembre una grande costituente antisovranista e su questa costituente va mobilitato il Paese superando il Pd». In buona sostanza, il «pariolino» Calenda, quintessenza del ricco di sinistra che schifa il popolo, decide di giocare di rimessa (l’«anti», ancora non lo hanno capito, è sempre perdente) e di schierarsi apertamente contro la sovranità. Peraltro la gaffe è resa ancora più gustosa dal fatto che, appartenendo la sovranità proprio al popolo (così almeno recita la Costituzione, qualcuno glielo dica), sembra quasi che Calenda, con la sua costituente, stia chiedendo di riscrivere il primo articolo della Carta costituzionale. In questo caso, tuttavia, la sovranità non apparterrebbe più al popolo (che è notoriamente «razzista» e «fascista»), ma alle élites. Voto in comunicazione per Calenda: 10 e lode.

Ma se la sinistra elitaria, facoltosa e antipopolare si avvita su sé stessa, di certo non sta meglio la sinistra no borders ed equosolidale. Gli italiani hanno sonoramente bocciato la «politica dell’accoglienza», l’immigrazione di massa e tutta la retorica fuffolosa e obamiana? Nessun problema, Giampiero Calapà del Fatto Quotidiano ha già pronta la soluzione: aiuto ai lavoratori autoctoni e alle famiglie italiane? Macché, troppo scontato: basta molto più semplicemente chiedere più accoglienza, più immigrati e più fuffa obamiana. Logico, no? Se un esperimento fallisce, non cambiando nulla, prima o poi funzionerà.


Ma chi sarebbero dunque, per Calapà, gli eroi pronti a far risorgere la sinistra? Ma naturalmente un sindacalista africano e una europarlamentare immigrazionista di Possibile (ma quindi ancora esistono i civatiani?). Il primo, secondo la descrizione dell’articolista del Fatto, è «Aboubakar Soumahoro, 38 anni, italo-ivoriano, leader di un piccolo sindacato, l’Usb, si batte per i diritti dei braccianti, nuovi schiavi, spesso clandestini, utilizzati nella raccolta dei pomodori, delle arance, nel lavoro nei campi del Sud, per quell’Italia che adesso con il ministro Matteo Salvini vorrebbe cacciarli». La seconda, invece, è la giovane italo-americana Elly Schlein, in passato sostenitrice di Obama (fu volontaria in alcune sue campagne elettorali) e ora eurodeputata che chiede più immigrazione e porte aperte. Insomma, ricapitolando: un difensore dei clandestini e un’obamiana immigrazionista. Proprio i migliori alfieri per una sinistra che si trova a dover combattere contro una maggioranza di italiani ferocemente legalitaria e anti-immigrazionista. È proprio vero, allora: la sinistra non sa più come suicidarsi.

Valerio Benedetti

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7 Commenti

  1. Benissimo, un ricco comunistoide, un negro che parla un italiano indegno con slogan comunisti da lerciume sessantottino ,ridicolo ed analfabeta,una lurida da centro sociale,froci e sodomiti, trans,amebe ed ermafroditi vari……….ripensandoci la solita latrina di sinistra che odia il popolo e la patria. Traditori ignobili. Razzisti anti italiani,xenofobi antietero e anti famiglia.

  2. La sinistra è riuscita a schifare proprio la gente vera, di sinistra vera: ma non lo capiscono o fanno finta?!?! Adesso giocano la carta con gli stranieri: saranno solo loro a dargli il voto, a questi traditori del popolo italiano e dei lavoratori italiani.

  3. È chiaro che la sinistra in crisi netta cerca il voto degli stranieri. Bisogna assolutamente non cedere sullo ius sanguinis. Nauseante comunque un italiano che preferisce gli stranieri ai propri connazionali.

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