Roma, 6 dic – Il Ddl concretezza è stata approvato dal Senato con 138 sì, a fronte dei 94 no. Nessun senatore si è invece astenuto. Il provvedimento, che adesso passa alla Camera per il via libera definitivo, si compone di 6 articoli e introduce un Piano triennale delle azioni concrete per l’efficienza delle pubbliche amministrazioni e istituisce il Nucleo della Concretezza. Secondo il governo gialloverde il piano servirà a contrastare l’assenteismo nella pubblica amministrazione attraverso una serie di sistemi di verifica dell’identità dell’impiegato, a partire dalle impronte.

La videosorveglianza introdotta dal Ddl dovrebbe poi verificare efficacemente la corretta osservanza degli orari di lavoro da parte dei pubblici dipendenti. “Mi rifiuto di chiamare malcostume l’uso improprio del cartellino: è reato, reato di truffa aggravata”, ha dichiarato il ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno al termine della discussione generale sul provvedimento. “Di fronte a un reato abbiamo il dovere di intervenire”, ha specificato il ministro, che ha promosso il provvedimento, rispondendo alle numerose critiche su un “eccesso di controllo” e sulla violazione della privacy a causa dell’introduzione della videosorveglianza. “La privacy e la riservatezza – ha detto la Bongiorno – sono un bene protetto ma da bilanciare con altri beni. Per me il bene che deve prevalere è la correttezza di chi entra in ufficio”.

Il M5s ha esultato in seguito al via libera del Senato: “Il governo del cambiamento – ha affermato la senatrice pentastellata Silvia Vono – fa un passo ulteriore verso quella rivoluzione della macchina statale che avevamo promesso ai cittadini italiani. Finalmente, attraverso sei articoli, dopo anni di proclami disattesi, consentiremo il vero rinnovamento e il ricambio generazionale di competenze della Pubblica Amministrazione, evitando gli sprechi investendo su tecnologia e merito. Lo abbiamo fatto in soli sei mesi e questo è solo l’inizio”.

Critiche al provvedimento sono arrivate invece dai banchi del Pd e di Fdi. Secondo la senatrice di Fratelli d’Italia Isabella Rauti il Ddl “prevede l’identificazione biometrica e di video sorveglianza. Si tratta quindi, di rilevare le impronte digitali dei dipendenti pubblici. Argomento offensivo e regressivo”. Mentre per la senatrice dem Annamaria Parente “sulla base del presupposto sbagliato che 3 milioni di lavoratori siano dei fannulloni, si lede il diritto alla protezione dei dati personali con un intervento invasivo e costoso”.

Alessandro Della Guglia

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