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Roma, 6 lug – Non è stato raggiunto un accordo tra le parti politiche al tavolo di maggioranza sul ddl Zan: l’annuncio del Pd. La legge contro l’omotransfobia approda così nell’Aula del Senato per il voto del calendario dei lavori con la maggioranza spaccata. Tra Pd e M5S che chiedono di votare il testo così com’è e Italia viva e centrodestra che chiedono modifiche agli articoli più divisivi, dall’identità di genere al bavaglio alla libertà di espressione. 



Ddl Zan, l’annuncio del Pd: “Niente accordo, si va al voto in Aula”

Nessun accordo sulle modifiche proposte dal relatore Andrea Ostellari. Come chiesto da M5S-Pd-Iv-Leu oggi l’Aula voterà la calendarizzazione del testo in Aula, a partire dalle 16.30, con l’obiettivo di arrivare al voto il 13 luglio prossimo. Sulla sintesi Ostellari si erano dichiarati possibilisti, oltre chiaramente a Lega e Forza Italia, anche Autonomie e Italia viva. Ma entrambe le formazioni avrebbero garantito il voto in Aula per la calendarizzazione del testo Zan. Per la Unterberger la sintesi era possibile “visto il grande passo avanti di Ostellari”, per il renziano Faraone “ora toccava a Pd e M5S dare prova di dialogo”.

“Noi non abbiamo voluto forzare, avremmo avuto i mezzi, noi chiediamo un percorso ordinato per la legge Zan, non possiamo certo dare in questa sede via libera a articoli che snaturano la legge“. Avrebbe detto invece il capogruppo del Pd, Simona Malpezzi, al tavolo dei capigruppo del Senato. “Non sono d’accordo con la senatrice Unterberger – avrebbe aggiunto la dem – che parla di articoli che mediano”. “Noi – ricorda – abbiamo accolto l’idea tavolo subordinandola ad una data certa per l’arrivo in Aula”.

Lega: “Voteremo no al calendario”

Inizia la battaglia parlamentare, voteremo no al calendario“, afferma la Lega, la quale aveva chiesto tempo per valutare la proposta di mediazione del relatore Ostellari, presidente della commissione Giustizia. Ora dunque si voterà in Aula e i renziani sono l’ago della bilancia.

Voto a rischio, proprio il Pd potrebbe affossare la legge

Il ddl (che vorrebbe imporre l’ideologia gender e i “diritti” Lgbt, tappando la bocca a chiunque non sia d’accordo) non dispone al momento di una maggioranza sicura al Senato. I voti sicuri oscillano tra i 130 e i 145, insufficienti per un voto “blindato”. Infatti i no sarebbero almeno 150. Determinanti, come detto, sono i 17 voti di Italia viva che ha già detto che così com’è la legge non passerà. Quindi, il Pd, andando allo scontro, rischia di affossare la legge che tanto vorrebbe rifilare agli italiani.

Adolfo Spezzaferro



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