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Roma, 6 lug – E’ il giorno del ddl Zan: alle 11 al Senato si terrà la riunione dei capigruppo per vedere se si può arrivare a una mediazione, ma la maggioranza è spaccata, con Pd e M5S che vogliono far votare il testo così com’è e Salvini e Renzi che chiedono modifiche. Poi nel pomeriggio, alle 16.30, ci sarà il passaggio in Aula per decidere sulla calendarizzazione del testo, che dovrebbe essere fissata a partire dal 13 luglio.



Ddl Zan, maggioranza spaccata: Renzi sfida il Pd

La maggioranza è spaccata. Italia viva ha presentato una serie di emendamenti che chiedono la cancellazione delle parole “identità di genere” dall’articolo 1 della legge, la soppressione dell’articolo 4 sulla libertà di espressione (un vero e proprio bavaglio) e la modifica dell’articolo 7 sulla giornata nazionale contro l’omofobia nelle scuole. I renziani a tal proposito chiedono che sia salvaguardata l’autonomia scolastica, rispondendo così alle preoccupazioni espresse dal Vaticano. A chi lo accusa di voler affossare la legge, Renzi, che ha denunciato di ricevere “insulti, minacce e auguri di morte”, ieri ha replicato ricordando di aver firmato le unioni civili quando era al governo. “Non prendo lezioni da chi usa i diritti come bandierine senza ottenere i risultati“, ha detto l’ex premier attaccando il Pd.

Il centrodestra voterà gli emendamenti di Iv

Neanche a dirlo, gli emendamenti di Iv incasseranno i voti del centrodestra, da sempre (giustamente) contrario al ddl che vuole imporre l’ideologia gender. Ieri Matteo Salvini, che da giorni si propone come mediatore, ha messo il Pd spalle al muro, chiedendo ai dem di aderire alle modifiche proposte da Renzi. “Se il Pd rifiuterà ascolto e dialogo, invocati anche da tante associazioni e movimenti di gay, lesbiche e femministe – ha detto il leader della Lega-, si assumerà la responsabilità di affossare questa legge“.

I dem sono convinti che al Senato i numeri per far passare la legge ci sono

Dal canto loro, i dem non vogliono sentire ragioni. Sono convinti che contrariamente a quanto dice Renzi, ossia che almeno sei senatori dem e 5 o 6 dei 5 Stelle approfitteranno del voto segreto per non sostenere la legge, i numeri per approvarla in realtà ci siano. “A Italia viva chiedo uno scatto di orgoglio per portare la legge all’approvazione“, dice il deputato Alessandro Zan, colui che dà il nome alla legge. “Dire che così com’è la legge non passa è una buglia. Se prendiamo il pallottoliere, la maggioranza in Senato, con Iv, c’è“, fa presente l’attivista Lgbt rilanciando l’invito a Iv in una intervista a Open. Tuttavia è plausibile ritenere che quando Renzi dice che “così com’è la legge non passa” lascia intendere che così com’è Italia viva non la voterà (ingraziandosi il Vaticano). Quindi è altrettanto corretto dire che i voti non ci sono.

Il voto sarà un terno al lotto

Ma il Pd va allo scontro a testa bassa, tanto che ha detto di non voler chiedere il voto segreto. Chi sostiene il ddl Zan (oltre a Pd e M5S, ci sono Leu e il gruppo delle Autonomie) spera nel supporto che potrebbe arrivare da qualche senatore di Forza Italia. Decisivi saranno anche i voti del gruppo Misto. Sono 46 senatori e almeno la metà – tra i quali i senatori di Leu – potrebbe votare a favore del ddl. Ma allo stato attuale fare pronostici è impossibile.

Letta teme l’asse Renzi-Salvini per il Quirinale

Il Pd vuole andare allo scontro perché subodora che l’accordo di Iv con la Lega sia una prova generale per un’intesa ben più importante, quella per il Quirinale. Tuttavia quella del segretario Enrico Letta è una strategia fallimentare, come peraltro fatto presente da Salvini e da Renzi. E’ probabile infatti che proprio i senatori dem affosseranno la loro legge-bandiera. Se il ddl sarà impallinato dal voto segreto, verrà messo da parte per il resto della legislatura. Se poi alle prossime elezioni vincerà il centrodestra, non ne sentiremo più parlare per anni.

Adolfo Spezzaferro



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