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Roma, 22 set – Che fine ha fatto il Movimento 5 Stelle? Eclissato, o per meglio dire sparito dall’agone politico. Non è più una forza in grado di attirare gli elettori disincantati e arrabbiati con la “casta”. Come abbiamo scritto oggi su questo giornale, in un’apposita analisi sul tracollo grillino, nelle sei regioni il M5S non è mai andato in doppia cifra. Ed è chiaro a tutti ormai che una volta terminata questa legislatura i Cinque Stelle non esisteranno più, almeno non in questa forma.

Dibba ammette il tracollo

E mentre Di Maio esulta per il risultato del referendum, il presidente della Camera Roberto Fico chiede gli stati permanenti generali del movimento. La posizione più spietata e con tutta evidenza sensata, arriva però da Alessandro Di Battista, che definisce il risultato alle regionali dei pentastellati come “la più grande sconfitta nella storia del Movimento”. Cristallino, d’altronde i numeri parlano chiaro e il resto è fuffa. Di Battista va poi oltre e attacca chi oggi in casa Cinque Stelle evoca alleanze (con il Pd). “Non è questo il tema – dice l’ex parlamentare grillino – il tema è l’innegabile crisi identitaria del M5S” e di quel “sogno cui hanno creduto in tanti ma in cui oggi non credono più”.

Referendum? Magra consolazione, anzi…

Secondo Di Battista sta venendo meno “la ragione per votare i 5 stelle” e “con queste percentuali, tra due anni e mezzo sarà più facile la restaurazione”. Dibba si dice poi soddisfatto della vittoria del Sì al referendum, “tuttavia quel 70% non può essere considerato solo un successo dei 5 Stelle. Bisogna essere cauti altrimenti rischiamo di commettere un errore”. Anche perché, tuona Di Battista, “questo eccesso di esultanza è fuorviante e non giusta”.

Ma Di Battista prova forse a presentarsi come futuro leader pentastellato? Non proprio. “Il problema non è nemmeno la leadership forte, come qualcuno ha detto. La leadership forte c’è stata e il Movimento ha dimezzato i voti, con una sconfitta epocale alle Europee. Non si tratta di essere disfattisti, abbiamo perso dovunque – ammette Dibba – dove sono andato io, dove non sono andato, dove abbiamo fatto i moderati, dove abbiamo fatto i duri e puri, dove abbiamo fatto una coalizione. Evidentemente c’è un problema se i cittadini non partecipano più al progetto. Non si può nascondere la polvere sotto il tappeto”.

Proposte fumose

Già, ma la realtà ci dice pure che il M5S ha perso qualunque scintilla di credibilità. Di Battista però non vuole capacitarsene. E arriva a proporre una strategia per uscire dalle sabbie mobili piuttosto banale. A suo avviso, stessa idea di Fico dunque, adesso servono “gli Stati Generali“, ma “senza blitz, senza cambiamenti di organi collegiali, il ‘chi’ viene dopo. Si può mettere De Gaulle a capo del Movimento, e nessuno lo è, ma senza identità non si prendono voti”. E quale sarebbe l’identità dei grillini? Vattelapesca.

Eugenio Palazzini

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