Roma, 23 lug – Se Alessandro Di Battista fosse un libro sarebbe Il Grande Boh di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Fosse una canzone sarebbe Ma che ne so, di Gabriella Ferri: “Che ne so di un posto migliore. Alla fine del buio solo parole. Nel disordine di tutto questo rumore”. In fibrillante attesa di capire cosa vuole davvero da se stesso, Dibba ci fa sapere che ancora non ha deciso se candidarsi oppure no. Con un video di ben 15 minuti pubblicato sulla sua seguitissima pagina Facebook, tra un’invettiva e l’altra, in attesa di chiarirsi le idee e dunque trovare il bandolo della matassa, ringrazia i fan. Rimandando qualsivoglia decisione al suo ritorno in Italia dalla Russia.

“Ricandidarmi? Ancora non lo so”

“Vi ringrazio, perché in tanti mi state scrivendo di ributtarmi nella mischia. Come sempre cerco di essere molto sincero, il che per qualcuno è la mia debolezza anche se io penso che sia la mia forza, ma io non sono disposto a tutto pur di tornare in Parlamento”, afferma Di Battista. Per questo “vedrò quello che succede, finirò il mio lavoro, perché io… io lavoro, tornerò in Italia e vedrò che succede. Anche perché – dice Dibba – molte delle cose che vengono dette ora, a caldo, perché tutti sono rimasti scottati dallo sbocco della crisi nelle elezioni anicipate, nei prossimi giorni saranno disattese o rimodulate”. Quindi? “Mi prendo ancora del tempo, per le mie battaglie fuori dalle istituzioni. Esiste vita anche fuori dei Palazzi, per questo tengo l’asticella molto alta e patti chiari per un’amicizia lunga. So di avere un potere contrattuale che mi sono guadagnato anche con delle rinunce”.

Di Battista, un simpatico Peter Pan

Quel che è certo è che l’unica vaghissima speranza di risalire la china, per il M5S sarebbe proprio puntare tutto su Di Battista. Sì perché a prescindere dal nostro giudizio sul personaggio, almeno lui qualche idea sul da farsi la tira fuori. Può non piacere, può essere considerata eccessivamente superficiale, può pure sembrare ridicola. Ma di fronte al vuoto cosmico prodotto dai grillini negli ultimi anni e alla guida di un insipido Conte, lo scossone Dibba per il decadente movimento rappresenterebbe quantomeno un ritorno alle origini battagliere. Schiaffoni a tutti: alla casta, al sistema, ai poteri forti, alla Nato, alla tecnocrazia. Sarà elementare, ma è meglio del governismo addormentato. Peggio di quello, d’altronde, è difficile fare e pensare.

Si affidino allora all’enfant prodige del firmamento pentastellato. L’erede di Grillo. L’eterno Peter Pan che a quarant’anni portò la generazione Erasmus al potere. Il saccopelista Lonely Planet che lasciò il Parlamento per scoprire il Centro America. Di Battista a ben vedere è stato tutto questo e molto altro, sempre con il piglio indignato del contestatore e il tenero sguardo da orsacchiottone sognatore. Male che vada, se dovesse perdere l’ultimo treno grillino, ce lo ricorderemo col dito puntato alla Camera, con le magliette da spensierato fricchettone in Guatemala, in versione autostoppista. E pure in posa da Guevara col sigaro e in posizione del loto a riflettere sul senso di impermanenza. Senza perdere la tenerezza, coraggio Dibba.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. Tempo al tempo, con i due pargoletti, il prezzo è in discesa, in caduta quasi libera… Non state chiamando invano, le corna del utile idiota spunteranno all’ occasione “stellare”. Ne sappiamo qualcosa e mi pare già abbastanza.

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