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Roma, 22 giu – Giuseppe Conte chiude i suoi Stati generali a Villa Pamphili con uno slogan che incarna alla perfezione la fuffa imperante di questi giorni il cui unico obiettivo era quello di prendere tempo invece di agire: “Dobbiamo reinventare il Paese“. Sta tutto qui, in questa frase roboante, il libro dei sogni del premier: una serie infinita di annunci che coprono all’incirca la totalità delle riforme di cui si parla (e basta, per l’appunto) da vent’anni in Italia. E per dare forza (si fa per dire) al suo slogan, Conte cita un altro campione di simpatia e naturalezza, lo scrittore Alessandro Baricco: “Oggi Baricco ha fatto un discorso molto bello. Ha espresso un concetto che riprendo: abbiamo attraversato questi mesi, abbiamo aperto all’impossibile il panorama della nostra mente. Abbiamo allargato all’impensabile il raggio della nostra azione. Ecco il piano di rilancio non è solo una raccolta di riforme, ci siamo resi conto che non è affatto sufficiente riformare il Paese, dobbiamo reinventare il Paese che vogliamo”.

Il libro dei sogni di Conte

Come? Con tutta una serie di riforme, per l’appunto: digitalizzazione dei servizi, sviluppo dell’economia con il nuovo piano “Imprese 4.0 plus”. Poi ancora transizione “green”, economia circolare, energie rinnovabili. Il sogno di un’Italia più inclusiva, la riduzione delle tasse. Ma anche più scuola e più ricerca. Un voucher da 500 euro per le donne che sognano di fare le manager.

Verso un altro scostamento di bilancio

Ma l’ostacolo principale per il libro dei sogni del premier è dover intervenire nuovamente e prima possibile con un altro scostamento di bilancio e quindi con un’ulteriore richiesta di deficit al Parlamento. Tra le voci da finanziare in deficit ci sono la cassa integrazione e l’ipotesi di allungare la scadenza fino al termine dell’anno del pacchetto di ammortizzatori a tutela dei lavoratori, compreso il blocco dei licenziamenti.

Lo scontro tra Pd e M5S

Su questo fronte però si consuma un nuovo scontro in seno alla maggioranza giallofucsia tra il M5S e il Pd. I 5 Stelle vorrebbero prorogare la cassa integrazione e impedire che le aziende licenzino, mentre i dem sono dell’idea che tenere ancora imbrigliato il sistema produttivo sia nocivo per l’industria. In tal senso, secondo il Pd, i soldi della cassa integrazione potrebbero essere destinati alle aziende come incentivi per assumere. Insomma, ci sarebbero sì i licenziamenti ma controbilanciati dalle assunzioni delle imprese che ripartirebbero.

Conte insiste con la guerra al contante

Conte insiste sulla guerra al contante: “Dobbiamo favorire i pagamenti digitali, cashless. Tutte le componenti sane dell’Italia ci chiedono di contrastare l’economia sommersa”. Sul fronte fiscale, il premier dice che durante i dieci giorni degli Stati generali sono stati quasi tutti “a chiederci di lavorare sul cuneo fiscale, portando così un beneficio per i lavoratori“. Mentre la rimodulazione dell’Iva resta per adesso solo un’ipotesi (in ogni caso molto costosa). “C’è preoccupazione perché i consumi, comprensibilmente, non sono ripartiti. Non è ripartito quel clima di fiducia”, ammette il premier in merito alla possibilità di abbassare l’Iva su alcuni prodotti. “Non abbiamo preso decisioni. Questa settimana sarà decisiva per una prospettiva del genere“, annuncia, prendendo altro tempo.

Il dato politico è che la passerella tanto voluta da Conte a Villa Pamphili – come era prevedibile – non ha prodotto nulla (come sottolineato dal fatto che la conferenza stampa finale è passata in sordina). Il governo deve ancora far partire la stragrande maggioranza dei decreti attuativi (165 per 13 decreti legge, di cui finora solo 31 messi in pratica) per varare le misure già approvate. E intanto famiglie e imprese sono senza soldi. Ma, come ha detto il premier, il Recovery plan (che fa il verso al Recovery fund Ue) è rimandato a settembre. Dieci giorni di Stati generali per rimandare tutto di tre mesi. Sembrano i Consigli Ue, per l’appunto.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

  1. Non sanno più che inventarsi.
    E parlo al plurale.
    Anzi no.
    Una cosa forse la stanno facendo.
    Si stanno preparando un posto all’inferno.

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