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Roma, 8 feb – Al via un secondo e ultimo giro di consultazioni – oggi pomeriggio il premier incaricato Mario Draghi incontrerà i partiti più piccoli, domani sarà la volta dei partiti maggiori – obiettivo: far nascere il governo entro la settimana. Parola ai partiti, dunque. Fermo restando che alla fine deciderà l’ex presidente della Bce, sia sul fronte della composizione dell’esecutivo (tecnico-politico, tecnico, politico) che del programma, per Draghi ora è importante capire che cosa vogliono veramente i vari partiti. Stare in un governo a tempo? Giusto il tempo di andare al voto? Oppure convivere in un orizzonte a lungo termine? E se le varie formazioni, in quella che si profila una maggioranza allargata al massimo, vorranno davvero coabitare nell’esecutivo, come farà Draghi a conciliare richieste e impostazioni spesso diametralmente opposte?



Il premier uscente Conte non entrerà nel nuovo governo

Il premier incaricato deve formare un governo in grado di governare, di convincere la Ue di essere in grado di gestire i miliardi Ue del Recovery plan. Draghi d’altronde è stato scelto proprio per questo. La sintesi che dovrà fare dunque terrà conto dell’orizzonte temporale dell’esecutivo e della natura della squadra di governo. A tal proposito un fatto è già assodato: il premier uscente Giuseppe Conte non entrerà a far parte dell’esecutivo. Lo ha confermato lui stesso all’assemblea dei parlamentari grillini. La sua presenza in effetti sarebbe troppo divisiva per un maggioranza che se tutto sarà confermato vedrà coabitare Forza Italia e M5S, Lega e Pd. E ovviamente Italia Viva di Renzi, colui che ha scatenato la crisi che ha fatto sì che entrasse in gioco Draghi.

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Salvini a Zingaretti: “Lascio agli altri le etichette di europeista o anti europeista”

Certo, per i giallofucsia non sarà facile stare nella stessa compagine di governo con la Lega. Non a caso Zingaretti ha provato a rigirare la frittata, sostenendo che sull’Europa e l’impostazione europeista dell’esecutivo la Lega ha dato ragione al Pd. Dal canto suo, Matteo Salvini ribadisce la posizione del suo partito: “Lascio volentieri a altri le etichette di europeista o anti europeista. Io sono una persona molto pragmatica, molto concreta. Se nei prossimi mesi – e di questo abbiamo parlato con Draghi, non di storia o di geografia – si parlerà di tasse e di burocrazia, di come far ripartire i cantieri fermi e dare un po’ di respiro alle famiglie, ai commercianti e agli imprenditori, io ci sto”.

Politici in fila per entrare nel governo

A rigor di logica, in questo secondo giro di consultazioni è probabile che Draghi farà un’offerta programmatica ai partiti per capire le loro intenzioni. Allo stato attuale si dà per scontato ormai che ci sarà una rappresentanza dei partiti nell’esecutivo. Anche se non è dato capire in che misura. In fila ci sono di diversi esponenti delle varie formazioni. Un ministero andrà a Luigi Di Maio, danno per scontato i 5 Stelle. Sul fronte Pd da giorni girano i nomi di Andrea Orlando, Dario Franceschini e Lorenzo Guerini. Per Forza Italia il nome più accreditato è quello di Antonio Tajani. Per quanto riguarda la Lega, oltre a Giancarlo Giorgetti si fa il nome di Giulia Bongiorno. Tra i partiti minori Bruno Tabacci dovrebbe rimediare una poltrona. Teresa Bellanova si conferma il nome papabile per Italia Viva. Gira anche il nome di Emma Bonino di +Europa. Per quanto riguarda i compagni di LeU, potrebbe toccare di nuovo a Roberto Speranza.

Il calendario delle consultazioni

Questo il calendario delle consultazioni. Alle 15 aprirà il secondo giro il gruppo Misto della Camera fino alle 17.30 con le Autonomie (in mezzo, il Movimento italiani all’estero, Azione, +Europa, i radicali, Noi con l’Italia, Cambiamo, Centro democratico). Domani si parte alle 11 con il gruppo di Europeisti-Maie-Centro democratico, ossia il gruppo dei “responsabili” nato in Senato per sostenere Conte. A seguire LeU, Italia Viva, Fratelli d’Italia (unico partito che ha già detto no a Draghi), Pd, Forza Italia, Lega e M5S.

Mercoledì Draghi dovrebbe salire al Quirinale per sciogliere la riserva

Dopodiché probabilmente il premier incaricato mercoledì dovrebbe salire al Quirinale per sciogliere la riserva e definire la lista dei ministri con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, cui spetta il potere di nomina, su proposta del capo dell’esecutivo. Possibile che tutto si svolga nel pomeriggio, visto che in mattinata, alle 11, il capo dello Stato parteciperà alla Camera alla celebrazione del Giorno del Ricordo.

Giovedì potrebbe essere il giorno del giuramento del nuovo governo

Se la scaletta dovesse essere confermata, giovedì potrebbe essere il giorno del giuramento, ed entro la settimana, massimo all’inizio della prossima, dovrebbe arrivare la fiducia del Parlamento. Venerdì pomeriggio, invece, potrebbe esserci la prima uscita ufficiale di Draghi presidente del Consiglio, in occasione delle celebrazioni per l’anniversario dei Patti Lateranensi, in programma all’ambasciata italiana presso la Santa Sede.

Adolfo Spezzaferro

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