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Roma, 27 apr – Draghi presenta alla Camera il Piano nazionale di ripresa e di resilienza e rivolge un monito alla sua maggioranza – “No a miopi visioni di parte” – ma i partiti sono divisi su diversi fronti, a partire da quello per l’abolizione del coprifuoco. C’è “il destino del Paese” nel Pnrr da 248 miliardi illustrato dal presidente del Consiglio, che usa pure toni inconsueti per un ex tecnico oggi pienamente politico. Il succo è esortare tutti a lavorare insieme per il bene del Paese e del popolo. Al di là del Piano in sé – di cui abbiamo spiegato che non fa che recepire i diktat Ue su rivoluzione green e transizione digitale, investendo davvero poco per una reale ripresa (e pochissimo per la Salute) – il dato politico è che il Recovery plan arriva in un momento di forte divisione tra le forze di governo.

Opposizione contro Draghi: “Nessun confronto sul Piano”

Il discorso di Draghi è stato preceduto dalle polemiche dell’opposizione di Fratelli D’Italia, Sinistra Italiana e degli ex M5S di Alternativa c’è, furiosi per aver ricevuto il piano aggiornato con le ultime modifiche soltanto nel primo pomeriggio. I partiti d’opposizione dunque hanno chiesto un rinvio del dibattito, che però è stato negato.

Il discorso del premier: “Appello allo spirito repubblicano”

Draghi ha parlato per 45 minuti per lanciare (ancora) un “appello allo spirito repubblicano” (qui il testo integrale con le misure del Pnrr illustrate). “Miopi visioni di parte anteposte al bene comune peseranno direttamente sulle nostre vite. Soprattutto su quelle dei cittadini più deboli e sui nostri figli e nipoti. E forse non vi sarà più il tempo per porvi rimedio”. Poi il premier si è detto “certo che riusciremo ad attuare questo Piano. Sono certo che l’onestà, l’intelligenza, il gusto del futuro prevarranno sulla corruzione, la stupidità e gli interessi costituiti”. Ha precisato che la sua “certezza non è sconsiderato ottimismo, ma fiducia negli italiani, nel mio popolo, nella nostra capacità di lavorare insieme quando l’emergenza ci chiama alla solidarietà, alla responsabilità”.

M5S accontentato su superbonus ma 5 Stelle chiedono di più

Sul piano delle misure, è rilevante che Draghi abbia accontentato i 5 Stelle precisando che per il superbonus al 110 per cento “non c’è alcun taglio”. Sono previsti oltre 18 miliardi, ha spiegato, però “la misura è finanziata fino alla fine del 2022”. Per ora “l’estensione al giugno 2023 è solo per le case popolari”. Tuttavia “il governo si impegna a inserire nel disegno di Legge di bilancio per il 2022 una proroga dell’ecobonus per il 2023, tenendo conto dei dati relativi alla sua applicazione nel 2021”. Un impegno che però per il M5S non è sufficiente. “Pensare di aspettare la prossima legge di Bilancio significa mettere in folle una macchina già avviata, lasciando nell’incertezza milioni di cittadini, tecnici e imprese che si accingono ad affrontare un investimento importante ricorrendo alla nostra misura”.

Da Pd a Forza Italia, passando per la Lega, le parole di Draghi sul Pnrr fanno ben sperare e recepiscono le richieste dei partiti sul fronte delle riforme. A partire dalla burocrazia della pubblica amministrazione fino a arrivare a giustizia e fisco. Ma l’impressione è che le forze di governo non possano che accettare un Piano imposto dall’alto, via Draghi s’intende.

FdI: “Parlamento privato di sua funzione. Dibattito ridicolo, basato su testo appena arrivato che nessuno ha letto”

“L’imbarazzo delle altre forze politiche è leggibile, del resto ci è caduto il governo Conte perché – a detta di qualcuno – non approfondiva in Parlamento il Pnrr. E adesso non lo si fa stesso. Il Parlamento viene privato di questa funzione e dobbiamo assistere a un dibattito ridicolo, basato su un testo appena arrivato che nessuno ha ancora letto“. A cogliere il punto è il presidente dei deputati di FdI, Francesco Lollobrigida. “Draghi ha avuto l’avallo delle sue posizioni, prese con un po’ di oligarchi al suo fianco, che verranno trasmesse in Europa, autorizzate dall’Europa. E il popolo italiano potrebbe averne un beneficio o anche un danno – avverte Lollobrigida -. Ma su questo i rappresentanti del popolo non vengono messi in condizione di discutere”.

La protesta di Cgil, Cisl e Uil: “Inadeguato confronto con il governo”

Anche i sindacati esprimono forte contrarietà per essere stati tagliati fuori. Cgil, Cisl, Uil considerano “inadeguato il confronto finora avuto con il governo in ordine alla definizione delle priorità strategiche, degli obiettivi e delle risorse” del Recovery plan. Così in una nota inviata a Draghi. Cgil, Cisl, Uil valutano “l’importanza strategica del Piano di ripresa e resilienza quale strumento fondamentale per la ripresa del Paese, per aumentare l’occupazione in particolare giovanile e femminile e per ridurre i divari territoriali (Nord-Sud, aree urbane e aree interne e centro periferie). Infatti attraverso gli investimenti e le riforme inciderà profondamente sui processi economici e sociali. E, anche sulla scorta delle indicazioni europee, si misurerà con le trasformazioni della digitalizzazione e della riconversione green”. Ebbene, in primo luogo, spiegano i sindacati, “si segnala che nel Pnrr è stato predisposto uno schema di governance inter-istituzionale, a più livelli. In questo modello il ruolo delle organizzazioni sindacali non è esplicitato adeguatamente. Né sono definiti e garantiti livelli di negoziazione, di confronto preventivo e di monitoraggio né sugli investimenti né sulle riforme“.

Oggi alle 11 il premier replicherà in Aula alla Camera quindi ci sarà il voto sulle risoluzioni. La maggioranza sta lavorando a una risoluzione unitaria. Sempre oggi, nel pomeriggio, ci sarà il dibattito al Senato con voto in serata.

Adolfo Spezzaferro

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