Roma, 19 lug – Sono più tristi le manifestazioni pro Draghi o quei media che le esaltano? Ai lettori l’ardua sentenza. Sta di fatto che da circa 24 ore assistiamo a una litania quasi a senso unico, stucchevole coro degli strenui sostenitori del premier dimissionario. Secondo alcuni megafoni draghiani la gran parte degli italiani chiede a Draghi di restare. Su cosa si basa questa arguta considerazione? Sulle firme dei mille sindaci, sulle associazioni di categoria che rivolgono appelli al primo ministro e, udite udite, sui cittadini che sono scesi in piazza per invocare la permanenza del premier eletto dalle élite non eletto dal popolo. Qualche sit-in con poche decine di persone in ancor meno città italiane, è sufficiente a lor signori per propinarci questa versione del tutto alterata.

Manifestazioni pro Draghi? Suvvia, non scherziamo

Finalmente l’immaginazione al potere, verrebbe da dire. Realtà dell’irrealtà, sogni di una notte di mezza estate, incenso degli adoranti alla corte del commissario indiscutibile. C’è un livello di retorica imbarazzante nelle affermazioni di chi ci martella ogni giorno con queste assurdità. Non si capisce allora perché lor signori scongiurino le elezioni, se davvero Draghi è così apprezzato dal popolo, basterebbe candidarlo e farlo votare. Davvero credono che i cittadini si fionderebbero ai seggi per sostenere il suo ipotetico partito, ergo la sua fulgida figura? Ma no, sanno tutti benissimo che c’è un oceano a dividere le due sponde, a separare di netto la terra del popolo stufo dalle terrazze immacolate dei privilegiati.

Incollati alla poltrona

Eppure, in attesa del pronunciamento del “re”, fino a domani mattina continueranno a martellarci con queste fesserie. D’altronde sono ben protetti dallo scudo della politica allo sbando, da quel cospicuo novero di parlamentari terrorizzati dalle elezioni e di conseguenza incollati alla poltrona. Nessuno di loro intende perdere il posto proprio adesso. Ed è solo per questo motivo che paventano improbabili catastrofi nel caso in cui Draghi dovesse ufficializzare le sue dimissioni.

Eugenio Palazzini

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