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I recenti atti della Giunta Regionale della Toscana che individuano le 39 “soluzioni” per l’accoglienza degli immigrati clandestini, inclusi tutti gli immobili selezionati

Firenze, 5 ago – In un crescendo rossiniano di atti della giunta regionale della Toscana – decreti e delibere – emessi freneticamente tra giugno e luglio, il presidente Enrico Rossi coadiuvato dal fido assessore Vittorio Bugli, entrambi Pd, viene di fatto sancita l’invasione di clandestini finti profughi.
Gli atti sono i seguenti:


Con il primo, del 26 giugno, venivano individuati 31 alloggi distribuiti in tutte le province della Toscana, di cui 15 di proprietà diretta della Regione Toscana, le altre delle varie Asl e aziende ospedaliere, tra cui spiccano cinque “ville”, una casa colonica, e numerosi complessi costituiti ciascuno da parecchi appartamenti. Tutti i capoluoghi di provincia tranne Massa, Lucca, Siena e Grosseto sono interessati da questa prima misura, così come centri storici più o meno grandi e prestigiosi come Barga (tre immobili), Barberino di Mugello (due immobili), Colle Val d’Elsa, Massa Marittima, Sinalunga, Volterra e altri.
Con il secondo atto, del 21 luglio, venivano stanziate le somme a rimborso delle ristrutturazioni edilizie (“adeguamenti”) che la Regione Toscana dovrà corrispondere ai soggetti gestori individuati dalle Prefetture di competenza (per lo più cooperative): 549mila euro, relativi però soltanto ai 15 edifici di proprietà regionale, per cui la somma complessiva sarà ben superiore al milione di euro. Cui, ovviamente, dovranno essere sommate le spese per le utenze (luce, gas, acqua, rifiuti), il compenso per il soggetto gestore, la paghetta per i clandestini.

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Tra gli immobili selezionati nella delibera del 28 luglio, Villa Basilewsky in via Lorenzo il Magnifico a Firenze, di fronte ai giardini della Fortezza da Basso

Con il terzo atto, del 28 luglio, motivato dalla constatazione che “la situazione derivante dall’afflusso non programmato di immigrati sul territorio nazionale si è oltremodo aggravata”, rispetto all’atto emesso appena un mese prima, venivano infine individuati altri sette “centri di accoglienza, tutti situati nel centro storico di capoluoghi di provincia – due a Lucca, tre a Livorno, uno a Massa – e uno a Capannori, in provincia di Lucca. Più un altro, nascosto tra le pieghe del testo, particolarmente rilevante perché si tratta niente meno che di Villa Basilewsky, in via Lorenzo il Magnifico 100 a Firenze, di fronte ai giardini della Fortezza da Basso e già utilizzata dalla locale Asl, che sarà messa a disposizione della Prefettura per il servizio di prima accoglienza dei clandestini richiedenti asilo. Di qui a immaginarsi un luogo simbolo del capoluogo toscano trasformato in un porto di mare frequentato da immigrati irregolari, forze dell’ordine e operatori, il passo è davvero breve.
È così che la Toscana si troverà dall’oggi al domani invasa da 39 centri di accoglienza, molti dei quali in grado di ospitare decine di clandestini – molte migliaia in totale, quindi – aggiuntivi rispetto ai quasi quattromila già presenti in Toscana sui quasi centomila ospitati in Italia. Il tutto, secondo la logica del “modello toscano” dell’accoglienza, progettato dagli stessi Rossi e Bugli, che originariamente prevedeva “poche persone concentrate in tanti luoghi diversi”, e che sotto la pressione dell’emergenza diventa di fatto “molte persone distribuite ovunque”, a fronte di un costo diretto stimabile in molte decine di milioni di euro.
Che dovessero essere individuati dei nuovi luoghi in Toscana era nell’aria – ci ha dichiarato Fabio Barsanti, coordinatore regionale di Sovranitàtanto che stavamo aspettando i dati da alcune prefetture che, guarda caso, tardavano ad arrivare. Adesso capiamo il perché di questi ritardi nelle informazioni: prevedere di mettere addirittura nel bel mezzo dei centri storici dei clandestini, scatenerà senza dubbio e giustamente la protesta di molti residenti, che in questo ultimo periodo si rivolgono a noi perché non sanno come fare a opporsi. A Lucca poi il paradosso: vi sono tre edifici di proprietà dell’Asl, abbandonati o vuoti, che verranno tutti utilizzati per questi pseudo-profughi: due in piena campagna, piuttosto isolati come servizi e in mezzo a gruppi di case, e uno in pieno centro storico”.
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Firenze, via del Ponte di Mezzo; i 12 nuovissimi appartamenti riservati per gli extracomunitari irregolari (sinistra), il volantino dell’assemblea dei cittadini (in alto) e il presidio anti-italiano del movimento di lotta per la casa (destra)

Al ritmo di oltre mille sbarchi al giorno, è del tutto evidente che l’emergenza in corso non finirà mai e che si assisterà a una corsa insensata verso il reperimento di ulteriori alloggi, con conseguenze facilmente immaginabili sulla sicurezza, la coesione sociale e la stessa economia, a partire dal valore delle abitazioni nei centri e nei quartieri sedi di alloggi per immigrati clandestini.
Preoccupazioni al limite del panico, cui molte decine di cittadini di via del Ponte di Mezzo, a Firenze, hanno reagito la sera del 4 agosto riunendosi spontaneamente, per discutere le iniziative da intraprendere a fronte della previsione di 12 nuovissimi appartamenti dell’Asl ivi destinati a ospitare un centinaio di presunti profughi (punto 18 dell’allegato 1 al decreto del 26 giugno). Iniziativa lunga e molto partecipata nonostante l’incredibile opposizione di un picchetto di militanti del movimento di lotta per la casa che, insieme ad alcuni extracomunitari, hanno fronteggiato i cittadini alla presenza di forze di polizia e carabinieri, fino a costringere lo spostamento dell’incontro in un’altra sede vicina. Evidentemente, resistono sparute e chiassose minoranze che, prive di proposte, si accontentano di partecipare al gioco della sostituzione di popolo dalla parte avversa rispetto agli interessi degli Italiani.
Francesco Meneguzzo

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