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Roma, 4 mar – Elezioni amministrative rinviate in autunno causa pandemia: manca solo il decreto del governo. Come ampiamente previsto, la tornata elettorale di primavera – regionali in Calabria e poi le comunali nelle principali città italiane – sarà rimandata, probabilmente ad ottobre.



Elezioni amministrative rinviate ad ottobre. In arrivo il decreto

Il decreto legge ancora non è ancora arrivato a Palazzo Chigi, ma il governo a quanto pare avrebbe già deciso: niente voto. Le regionali in Calabria in programma l’11 aprile, le suppletive di Siena e le comunali per eleggere  ben 1.200 sindaci. In particolare quelli di Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli. Il rinvio è sul tavolo del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. L’istruttoria del Viminale è stata conclusa, manca il decreto legge necessario per concretizzare lo slittamento, che potrebbe cadere in ottobre. Con l’ipotesi di una sola data per regionali calabresi e comunali. Il decreto necessario per spostare il voto potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri nei prossimi giorni.

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Il rinvio del voto penalizza i partiti premiati dai sondaggi

Neanche a dirlo, il rinvio del voto penalizza i partiti che secondo i sondaggi (da prendersi sempre con le pinze) sono in costante ascesa. E no, non si tratta del Pd o del M5S (che al massimo tiene, con Conte leader). Si tratta di Lega e Fratelli d’Italia. Il primo che resta primo partito, il secondo che è lanciatissimo grazie alla posizione privilegiata di unica forza d’opposizione al governo Draghi. Certo, ufficialmente il rinvio si deve alle varianti del virus, ai contagi in aumento, al rischio assembramenti e tutto il repertorio degli allarmisti. Per non parlare della scuola: per chi avesse la fortuna di andare ancora in classe, la pausa elettorale sarebbe un ulteriore ritardo per il calendario, già compromesso da chiusure e didattica a distanza.

Regionali in Calabria dell’11 aprile, decreto per rinvio serve entro metà marzo

Tra l’altro il governo non ha neanche tutto questo tempo, per intervenire. Per le regionali calabresi, fissate per l’11 aprile, il decreto va varato entro la metà di marzo. Per le amministrative entro la fine di aprile. E c’è da scommettersi che così sarà, visto e considerato che il presidente della Repubblica ha dato vita al governo Draghi anche per scongiurare il pericolo di elezioni. Pericolose ovviamente per via della pandemia, non per una quasi certa vittoria del centrodestra. Per il ritorno alle urne nelle grandi città dunque i partiti hanno tutto il tempo per organizzarsi. E questo spiega perché su Roma, per esempio, nessuno si è sbilanciato con un candidato ufficiale.

Sofo (Lega): “Rinvio tortura politica”

“Rimandare a ottobre le elezioni regionali calabresi previste per l’11 aprile significa lasciare questa terra, tra le più povere e bisognose di rilancio di tutta Europa, per un intero anno senza un governo nel pieno delle sue funzioni, impedendole di avviare una qualsiasi pianificazione di medio-lungo termine e di avere un qualche peso politico nei confronti del governo”. E’ l’allarme lanciato dall’europarlamentare della Lega Vincenzo Sofo. “Una vera e propria tortura politica – fa presente – considerando che da quando nell’ottobre 2020 la Santelli è morta la Calabria è in amministrazione provvisoria, situazione che le sta impedendo di affrontare efficacemente la gestione della crisi sanitaria e la sta tagliando fuori dai negoziati sul Recovery fund”.

De Magistris: “Pandemia non c’entra, amministrative si rinviano per partiti allo sbando”

Per il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, invece, “le amministrative si rinviano perché i partiti sono allo sbando. Questo è il motivo per cui non si vota a giugno, non c’entra la pandemia“. L’ex magistrato non li nomina ma sta parlando di Pd e M5S, ovviamente. De Magistris, tra l’altro, è in piena campagna elettorale proprio per la presidenza della Regione Calabria. “Mi lascia perplesso non il rinvio dall’11 aprile in poi, tenuto conto del trend sanitario. Ci sta che non ci siano le condizioni per votare – chiarisce il sindaco di Napoli -. Ciò che mi lascia perplesso è: perché non si voti nella seconda metà di giugno? In Calabria da 6 mesi manca il presidente, in piena pandemia sanitaria, e per vaccinazioni ultima in Italia – sottolinea -. Una regione senza governo che si procrastina fino a fine settembre-ottobre. Significa un anno. Come se un campionato iniziasse con una Regione con 30 punti di penalizzazione”, conclude.

Adolfo Spezzaferro

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